Parola di Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali: la tutela della cultura deve restare competenza esclusiva dello Stato. Punto secondo: il sovrintendente del Comune, Umberto Broccoli, è uomo «che ha certamente delle qualità di comunicazione, però dal punto di vista tecnico e scientifico a mio avviso non è la persona più adatta per gestire questo ruolo». Concetti espressi a chiare lettere. Con Broccoli pronto alla replica: «E una sua opinione. A me sembra di aver risposto con i fatti in questi quattro anni». E non ha certo usato giri di parole il professor Carandini, archeologo di lungo corso, accademico di chiara fama e da tempo anche presidente di quel Consiglio superiore per i Beni culturali che è il massimo organo consultivo del ministero. Ieri, l'audizione di Carandini a Palazzo San Macuto era molto attesa. Ad ascoltarlo, in qualità di maxi esperto di un organo istituzionale considerato super partes, la Commissione parlamentare per l'Attuazione del federalismo fiscale, presieduta da Enrico La Loggia (che oggi ascolterà anche il sindaco Alemanno, il presidente della Provincia Zingaretti e la presidente della Regione Polverini) in merito all'esame del decreto legislativo su Roma Capitale. E Carandini, rivolto ai parlamentari, si è fatto capire eccome: nel testo, ha detto, occorre precisare meglio il ruolo di Roma Capitale nella valorizzazione per evitare complicazioni e appesantimenti burocratici (unicità di Roma, quella di avere una doppia sovraintendenza, comunale, con la lettera «v», in aggiunta a quella di Stato). Passi dunque per una valorizzazione eventualmente condivisa, ma occorre eliminare, perché chiaramente incostituzionali per eccesso di delega e violazione dell'articolo 118 della Costituzione, le due previsioni che nel testo attribuiscono a Roma Capitale funzioni di tutela. E questo, ha specificato l'archeologo, riguarda anche l'attività di archeologia preventiva che «non può essere svolta dal Comune di Roma che finirebbe per cumulare i ruoli di controllore e controllato».