Una piazza, un luogo di passaggio in cui fermarsi a guardare e ascoltare e poi tornare sulla strada. Così immagina il nuovo Fontego dei Tedeschi un gruppo di intellettuali veneziani che un anno fa aveva raccolto le sue impressioni in un opuscolo. "Un altro Fontego", più che fornire un progetto alternativo vero e proprio, puntava e punta a sensibilizzare il proprietario degli spazi e gli enti pubblici che presto su quegli spazi andranno ad esprimersi per una destinazione differente, non meramente commerciale. Una sorta di utopia, per un immobile pagato 53 milioni sull'unghia, quella immaginata da Antonio Alberto Semi, Alessandro Bianchini, Mario Coglitore, Giovanni Dalla Costa, Andrea Crozzoli e Sandra Paoli. «È essenziale - scrivono - che nel Fontego si integrino funzione culturale e funzione economica, in modo che una sorregga l'altra, impedendo che quella culturale scompaia nella dissennatezza della desertificazione commerciale. Una sorta di "take away" più o meno di lusso farebbe sprofondare ancor di più la città nel baratro di attività commerciali senza controllo e orientate esclusivamente al facile accumulo di profitti». Lo spazio immaginato è soprattutto al pianterreno quello di un nuovo campo veneziano, peraltro con i suoi 700 metri quadrati più ampio di quelli da cui è circondato il grande edificio. Quindi, un luogo circondato da locali permeabili per conferenze, librerie e riviste, caffè, con posti in cui sostare, guardare e ascoltare. «La piazza coperta - continua l'opuscolo - sarà il luogo della musica, delle rappresentazioni teatrali, dei convegni, delle presentazioni di libri e delle mostre d'arte. Tutt'attorno e in particolare "sopra", troverà collocazione nella visibilità degli archi che le colonne in tutti e tre gli ordini dei piani superiori aprono durante l'attraversamento, una variegata attività economica altrettanto variamente disposta». In questo contesto ciò che viene recuperato è quello del luogo di aggregazione e di scambio e della diffusione dell'informazione. In altre parole, un veicolo per la crescita sociale e culturale della città. Per gli ispiratori di questo disegno alternativo, insomma, la vera funzione pubblica dell'edificio non dovrà limitarsi alla fruizione di qualche spazio per incontri e assemblee, ma adattarsi a nuovo spazio urbano ad uso e consumo dei cittadini, dei visitatori e ovviamente degli investitori.