Un Rem Koolhaas soft, a misura di Venezia. I collaboratori dell'archistar rivedono i progetti del Fontego dei Tedeschi e scompare la terrazza a vasca sul tetto del palazzo. Lo spazio vista Rialto ci sarà, ma meno impattante, c'è chi parla addirittura di una copertura apribile. Lunedì Edizioni property, la società immobiliare di Benetton, ha presentato in Soprintendenza i nuovi progetti. «La terrazza di cui si sta dibattendo in questi giorni è stata modificata - spiega Valentina Zanatta, asset manager di Edizioni - nel 2010 Koolhaas alla Biennale d'architettura (quando ha ricevuto Il Leone alla carriera, ndr) ha mostrato un concept e noi da due anni lavoriamo per adeguare l'idea». Il progetto consegnato alla Soprintendenza due giorni fa, dice Edizioni, sarebbe meno impattante dell'idea originaria di Koolhaas. «L'esterno dell'edificio rimane inalterato - continua Zanatta - le demolizioni interne sono minime, funzionali all'adeguamento normativo per l'apertura al pubblico». Anche le scale mobili sarebbero state modificate per renderle amovibili e non intaccare le gallerie che si affacciano sul cortile interno dell'immobile. «Avessimo realizzato un albergo il Fontego dei Tedeschi avrebbe subito cambiamenti strutturali ben più pesanti», dice Zanatta, toccando un nervo scoperto della città: il boom di palazzi storici trasformati in hotel. Si tratta tuttavia di rassicurazioni che non placano le polemiche, finché i nuovi disegni non saranno pubblici, per tutti la terrazza è quella del plastico apparso in Biennale e alla presentazione all'ex libreria Mondadori, a dicembre. Il «caso Benetton» ha già valicato i confini nazionali. Lunedì persino Il quotidiano britannico «The Guardian» ne ha scritto. «I progetti di Benetton di trasformare un palazzo storico sul Canal Grande in un centro commerciale con terrazza su tetto e scala mobile a stravolgere il cortile interno, si scontrano con l'aspra resistenza degli esperti in conservazione monumentale», si legge nell'articolo, d'azienda ha garantito 6 milioni di euro alle casse svuotate del Comune in cambio di permessi per fine 2012». Per dicembre il via libera al restauro dovrebbe arrivare, a prescindere dalla terrazza. Impossibile invece dare per il 29 febbraio, data prevista dalla convenzione tra pubblico e privato, l'ok a procedere. La Soprintendenza ha appena ricevuto i progetti, deve esprimersi e poi inviare i documenti alla Direzione regionale per i beni artistici che a sua volta dopo aver espresso un parere manderà tutto a Roma, al Comitato tecnico scientifico dei Beni culturali. Il comitato si riunisce il 15 e il 22 febbraio, il parere consultivo non arriverà prima di marzo. Intanto l'amministrazione continua a ripetere che non c'è alcun via libera alla terrazza. «Attendiamo le modifiche al progetto - dice l'assessore all'Urbanistica Ezio Micelli - sono certo che sarà più rispettoso nei confronti del delicato equilibro di Venezia». E su Koolhass aggiunge, «non credo sia utile liquidare con una scrollata di spalle la posizione di un maestro del contemporaneo». VENEZIA - Tobia Scarpa L'architetto veneziano: «La sfida è salvare il linguaggio antico rispecchiando l'oggi» G.B. «Prima di dire no, bisogna approfondire il progetto». L'architetto Tobia Scarpa non è scandalizzato dall'idea di un restauro innovativo del fontego dei Tedeschi. «Alcune cose si possono fare tenendo presente l'unità dell'immobile, è molto importante - spiega - il nostro compito è salvare il linguaggio antico e nel farlo rispecchiarvi la nostra immagine del mondo». C'è però chi sostiene che Venezia è viva e quindi suscettibile a mutamenti. «E' una città che recupera l'antico», ribatte Scarpa. Il fontego poi, per Scarpa, è un rudere a cui le Poste non hanno dato il valore che merita un immobile storico. «In passato le costruzioni magnificavano i proprietari che chiamavano i migliori a realizzarle - dice - oggi salviamo il salvabile . Altra questione è invece l'utilizzo del palazzo come centro commerciale. «Venezia ha rifiutato Le Corbusier e Frank Lloyd Wright - si accalora l'architetto - non l'avesse fatto ora sarebbe diversa, invece è città ipocrita e parruccona, fatta di osti e albergatori». Nella sua disanima Scarpa non risparmia nemmeno le archistar. «Non conosco Koolhaas e spero di sbagliarmi - conclude - ma mi spaventano le opere di taluni architetti famosi più attenti alla propria immagine che al lavoro da fare». VENEZIA - Portoghesi L'ex presidente della Biennale «Dopo l'offesa delle maxi-affissioni è giusto irrigidirsi» G.B. «Quel restauro non è modernità, è un ritorno al peggiore passato». L'architetto Paolo Portoghesi, professore di Geoarchitettura alla Sapienza di Roma ed ex presidente della Biennale, affossa il progetto. E soprattutto la terrazza. «Alterazioni di questo genere sono contrarie al principio moderno di restauro, che insegna a rispettare l'eredità del passato - spiega - Venezia va conservata gelosamente, non sono tollerabili operazioni del genere». L'architetto del XXI secolo, per Portoghesi, ha il dovere di salvaguardare l'eredità storica e non violentarla. «Inoltre la città ha già subito molte offese recentemente ed è ora che ci si irrigidisca», aggiunge Portoghesi. Tra le «offese» Portoghesi annovera anche le maxiaffissioni pubblicitarie sui palazzi da restaurare. «Oggi abbiamo il dovere di recuperare gli errori del passato - dice l'architetto - purtroppo la svendita di beni statali come appunto il fontego dei Tedeschi ha spesso conseguenze molto gravi». La bocciatura non riguarda solo la terrazza, ma l'idea della galleria commerciale. «A meno che Venezia non voglia continuare a fornire sempre più attrazioni per quei 22 milioni di turisti che la invadono ogni anno e che fa fatica a sostenere», conclude.