LUCCA Ricorso infondato e carente nella sua articolazione. La Cassazione non entra nel merito, ma esprime giudizi di legittimità. E sull'annullamento degli arresti nei confronti di Chiari, Tani, Valentini, Ferro e Ruggi sposa la logicità delle motivazioni dei giudici fiorentini del Riesame. E la lettura delle intercettazioni, anche secondo la Suprema Corte, non chiarisce e offre interpretazioni diverse. Sulle 10 pagine di motivazione e sulle parole del geometra Chiari il procuratore Aldo Cicala si limita a poche frasi: «Siamo tranquilli, andiamo avanti nell'inchiesta». Relazione di monitoraggio. Per la Cassazione «l'addebito ascritto all'architetto Tani di falsità ideologica si colloca a ridosso di pregressi errori interpretativi commessi da chi in precedenza si era occupato della questione. Non c'è la dimostrazione che vi fosse un'intesa criminosa tra Tani e Chiari per modificare il dato metrico. La relazione di monitoraggio non fu redatta da Tani, ma da suoi consulenti (Bedini e Cinquini). Ma i due tecnici non sono mai stati incriminati a riscontro di un giudizio di estraneità». Corruzione. Per la Cassazione ci dev'essere proporzione tra la prestazione economica e la rilevanza dell'atto contrario ai doveri d'ufficio: «E non può essere certo la concessione dell'abbonamento alle partite di calcio della Lucchese dato da Valentini, senza aggravio in quanto azionista di maggioranza, a Chiari. Non è dimostrata la finalità corruttiva del benefit in ragione dell'atto contrario ai doveri d'ufficio. E risulta carente il nesso tra la dazione ritenuta corruttiva (incarichi professionali assegnati a Ruggi e Ferro) e gli atti promanati visto che le conversazioni captate di Chiari possono leggersi come enfatizzazione dei propri (ma inesistenti) meriti». Il colloquio tra Angelini e Pieri per la Cassazione «può trovare spiegazione negli attriti tra Angelini e Favilla».