La Madonna col Bambino in braccio guarda la neve. Il tetto ha ceduto proprio di fronte all'altare ligneo della Chiesa dei Cappuccini di Urbino. Su quel colle dove Giovanni Pascoli, giovanetto, lanciava l'aquilone e al quale più tardi dedicò i suoi versi inteneriti: «C'è qualcosa di strano oggi nel sole. Anzi di antico. Io vivo altrove e sento che sono intorno nate le viole». Invece oggi c'è solo neve. Ne è venuta giù tanta che delle auto parcheggiate si scorge solo l'antenna. Troppa per la copertura del complesso architettonico del XIV secolo dove è conservata quella Madonna Immacolata di Angelo Angeloni di Pennabilli, che gli abitanti di Urbino raccontano mosse gli occhi. La volta è in frantumi, mescolata alla neve in blocchi che arriva all'altezza dell'altare. I candelabri sembrano appoggiati in terra. «Qui bisogna fare come a L'Aquila. Puntellare i lati, puntellare il soffitto e dopo si può operare» dice il capo distaccamento dei Vigili del Fuoco di Urbino, Claudio Ovarelli, guardando preoccupato quello squarcio largo 7 metri e lungo almeno 4. Da lì si intravede quella coltre candida, spessa anche due metri che mette a dura prova la trave superstite. Serviranno gli esperti del Saf (Nucleo speleo alpino fluviale dei pompieri), personale di altissima specializzazione, in grado di issarsi con le funi e operare sospeso. Altrimenti si rischia di far peggio e di farsi male. Hanno rischiato ieri i tecnici dell'Arcidiocesi e dell'Università Carlo Bo che ora gestisce il convento: sbalzati a terra durante il sopralluogo. Quella dei Beni Culturali è l'ultima delle emergenze. L'entità reale dei danni si potrà capire solo quando la neve sarà sciolta. Intanto però ad Urbino, città patrimonio dell'umanità, se ne è avuto un assaggio. Ieri, in pieno centro storico, è crollato anche il soffitto di un'ala del convento di San Francesco un complesso architettonico del zoo, ristrutturato nel 700. Una trave ha ceduto nella parte laterale del convento, destinata alla residenza dei frati che sono stati spostati altrove e non si danno pace. «L'altra notte abbiamo sentito scricchiolii. II giorno dopo abbiamo chiesto una verifica. Ci hanno detto che non era nulla. Invece ecco qua». Tra il sopralluogo e il crollo c'è stata un'altra notte di bufera. «L'entità del rischio cambia con le condizioni esterne spiegano i pompieri . Un metro cubo di neve pesa fino a 15o chili quando cade. Quando si scioglie arriva a 300». In più le grondaie sono ghiacciate l'acqua anziché scolare a terra, torna indietro e si infiltra. E quello che è successo all'ospedale, dove ha iniziato a piovere in sala operatoria. «Abbiamo portato sul tetto una turbina per sgomberarlo più in fretta dalla neve. A mali estremi...» sorride il caposquadra. Anche nel Duomo di Urbino, capolavoro progettato da Francesco di Giorgio Martini, in corrispondenza del secondo altare della navata destra è stata segnalata una pesante infiltrazione. E per tutto il giorno alpini e vigili hanno spalato giù la neve dal tetto di Palazzo Ducale il centro vitale e artistico dell'Urbino voluta da Federico da Montefeltro. Al lavoro anche squadre Sagf della Guardia di Finanza. Danni anche al convento di San Bernardino. Anche in zone vicine si contano i danni del maltempo. A Urbania è crollato un tetto alla Chiesa del Santissimo Crocifisso e Palazzo Ducale è a rischio infiltrazioni. A Cagli danneggiata una porta Massara, del Duecento. Il vicesindaco di Cagli, Alberto Mazzacchera, confessa: «Siamo preoccupati». E a Roma è stato segnalato il crollo di piccoli frammenti dal Colosseo.