La nomina a presidente della Triennale di Milano di Claudio De Albertis, costruttore, immobiliarista, presidente dell'associazione costruttori, concessionario dello sciagurato parcheggio sotterraneo a fianco di Sant'Ambrogio, suona come uno schiaffo a chi crede che lo sviluppo della cultura e degli enti culturali siano un elemento chiave dello sviluppo della città. Niente di personale con Claudio De Albertis, che non conosco, né con il suo amore per lo sviluppo per la cultura che, pure, non conosco. Tra le poche cose che so di lui è che è concessionario del garage sotterraneo a fianco di Sant'Ambrogio, una delle opere più sciagurate ereditate dalla giunta Pisapia, che non ha avuto la forza di fermarla pur non apprezzandola, e che è stato uno dei grandi sostenitori del PGT Moratti-Masseroli che sarebbe stato un delitto atroce contro la città e che, fortunatamente, la Giunta Pisapia ha avuto la forza di fermare e di mutare profondamente. Suona come uno schiaffo perché in una città ordinata e civile i costruttori fanno i costruttori, i medici fanno i medici, i muratori fanno i muratori, i politici fanno i politici, gli immobiliaristi fanno gli immobiliaristi, gli sportivi fanno gli sportivi e gli imprenditori culturali fanno gli imprenditori culturali. La Triennale è stata risollevata, con un duro ed intelligente lavoro del presidente uscente Davide Rampello, da una grave depressione. Essa è così ritornata ad essere un soggetto culturale molto importante per la città e per le relazioni internazionali. E ciò è stato il frutto non solo di un lavoro intelligente favorito da tanti contatti internazionali di Rampello, ma di un lavoro molto intenso. Perché per fare bene il presidente della Triennale è certamente necessario "essere una figura di grande fama nel mondo della cultura, oppure capace di sviluppare una proficua rete di relazioni internazionali" (come dice correttamente l'assessore alla cultura Stefano Boeri), ma anche potersi dedicare a tempo superpieno all'attività della Triennale, come ha fatto Rampello e come avrebbe potuto fare Giulio Ballio ex rettore del Politecnico e già vice presidente della Triennale (che era, per il periodo di transizione, il candidato più corretto). Il neo presidente non corrisponde al profilo professionale che deve avere il presidente della Triennale; non ha, per continuare la sua attività di costruttore, il tempo libero che l'incarico richiede; è coinvolto oggettivamente, su molti fronti, con il Comune di Milano in una posizione così intrinsecamente densa di conflitti di interessi da far paura. È difficile immaginare una nomina più sbagliata, tanto che ci si domanda come lo stesso De Albertis, che ha fama di essere uomo intelligente, possa aver nutrito una ambizione così sbagliata. Si dice: "Ma era utile puntare su un candidato che già conoscesse la Triennale, dato che starà in carica per un periodo abbastanza breve". Riflessione giusta, ma Ballio e Mario Abis, profili molto più adatti, erano anch'essi già membri del consiglio della Triennale; "Più che un organizzatore culturale è necessario un uomo di gestione (manager o imprenditore) data la difficoltà economica". Riflessione profondamente sbagliata. Con questo ragionamento finiremo per mettere a capo di tutti i musei solo dei ragionieri e faremo dirigere le orchestre da dei geometri. Con tutto il rispetto per queste categorie sarebbe la rovina definitiva per il nostro Paese e per la nostra città che invece nella cultura e negli uomini e donne di cultura devono trovare la grande molla per risorgere; "Bene ha fatto il sindaco Pisapia a non mettere becco nella nomina e nel lasciar fare al consiglio di amministrazione, evitando così ogni interferenza politica". Considerazione sbagliata. Così fece Ponzio Pilato che se ne lavò le mani. La non interferenza non consiste nel lavarsi le mani ma nel non interferire in modo inappropriato e suggerendo nomine improprie. Ma per le nomine essenziali per la vita cittadina il sindaco non può lavarsi le mano e deve assumere le sue responsabilità. Anche per evitare il sospetto che le mani ce le abbia messe, ma in modo non opportuno e non trasparente.
Un palazzinaro alla Triennale
La nomina a presidente della Triennale di Milano di Claudio De Albertis, costruttore e immobiliarista, è stata criticata per non essere adatta al ruolo. De Albertis non ha il tempo libero per dedicarsi all'attività della Triennale e è coinvolto in conflitti di interessi con il Comune di Milano. La sua nomina è stata vista come un errore e si è domandato come sia stato possibile. Alcuni hanno suggerito che De Albertis non corrisponde al profilo professionale richiesto per il ruolo e che la nomina sia stata influenzata da interessi politici. Il sindaco Pisapia è stato criticato per non aver interferito nella nomina, ma questo non è stato sufficiente a evitare l'errore.
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