Timori per il Palazzo Ducale di Urbino, centro a rischio evacuazione "Il disgelo può essere più pericoloso delle nevicate. Sarà necessario puntellare molti edifici" MONTE GRIMANO (PESARO) - Alle 7,30 monsignor Pietro Corbellotti, da 47 anni parroco di San Silvestro papa, è entrato in chiesa per accendere il riscaldamento. «Ho visto una luce potente e mi sono detto: che bellezza, dopo tanti giorni bui. Poi ho capito. La luce arrivava dal tetto della navata sinistra, caduto sul pavimento, e si rifletteva sulla neve entrata dal grande buco. Mi sono spaventato. Ma adesso mi consolo. Meno male che il tetto è caduto allalba, e non durante la Messa delle 11,15. Sarebbe stata una tragedia». La Messa è stata celebrata in una saletta della parrocchia. «Tanto cera poca gente, i miei 500 parrocchiani erano tutti impegnati a spalare la neve, in questo primo giorno di tregua. E pensare che avevo fatto restaurare la chiesa lanno scorso. Le travi della navata erano di cemento, non di legno». Fausto Fini, capo squadra dei vigili del fuoco, è intervenuto per salvare e mettere al sicuro tre quadri, fra i quali una "Ultima cena". «Ci sono fra o 3 e i 4 metri di neve, nel centro storico, e anche noi vigili siamo riusciti a entrare in paese solo a piedi. Domani forse arriva una piccola turbina». Tre metri di neve sui tetti sono come un terremoto. A Urbania si è aperto il tetto del santuario del S. S. Crocefisso, e anche qui è stato portato in salvo un dipinto, di Federico Barocci. A Urbino la situazione sta diventando davvero pesante. Ci sono stati crolli al convento dei Cappuccini e anche in quello dei Francescani conventuali, in via Raffaello. I pompieri hanno dovuto diventare acrobati, legandosi a una gru per spalare la neve dal tetto e salvare le celle dei frati e la cappella che conserva le ceneri di papa Clemente XI. Lingegnere Giorgio Alocci, direttore generale dei vigili del fuoco delle Marche, è preoccupato soprattutto per le enormi quantità di neve che escono dai tetti. «Bisogna mettere in sicurezza i cittadini che escono dalle case. Neve e stalattiti possono provocare vittime. Non è possibile fare sentieri, come quello davanti al bar Basili, dove la gente passa sotto tonnellate di neve sospese nel vuoto e stalattiti alte due metri». Nel magazzino comunale cè la quotidiana riunione del Com, centro operativo misto. Roberto Oreficini, responsabile regionale della Protezione civile, annuncia larrivo di altre 40 squadre di alpini dal Friuli, ognuna composta di cinque uomini. «Con piccole frese cominceranno a liberare i vicoli del centro storico e uomini del Cai saliranno sui tetti per liberarli dal peso della neve». Cè un po di ottimismo ma lintervento dellingegnere Domenico Fucili, incaricato dal Com di verificare la "tenuta" della città e dei suoi monumenti, gela tutti. «Oltre ai crolli ai Cappuccini e ai Francescani in molti edifici con alte volte e soprattutto nelle chiese ho trovato una situazione critica che può diventare catastrofica. Il vento ha creato cumuli anche di cinque metri, sui tetti dei palazzi. Non possono resistere. Ho parlato con il vescovo, gli ho detto che è necessario sospendere tutte le funzioni religiose. Lui si è detto daccordo e ha avvertito i parroci. Per il palazzo Ducale e gli altri monumenti, occorre unimmediata verifica da parte dei tecnici della Sovrintendenza». Il disgelo può essere più pericoloso della nevicata. «Bisogna entrare in tutte le case, soprattutto in quelle degli studenti - dice lingegnere Fucili - e di fronte a un possibile pericolo dire loro che debbono tornare nelle loro famiglie. Sarà necessario puntellare moltissimi edifici, perché resistano ai cumuli che li schiacciano. La neve con il passare dei giorni aumenta di peso, una tonnellata può arrivare a pesare dieci volte tanto». Due case per studenti sono già state sgomberate. Il pericolo arriva anche dallacqua. «Nelle case riscaldate - dice Silvio Scatassa, che guida i vigili del fuoco in Val Metauro - la neve a contatto con il soffitto si scioglie e non riesce a scendere allesterno, perché le grondaie sono ghiacciate. E allora si infiltra nel sottotetto, entra dai lampadari, provoca corto circuiti. Anche le caldaie a gas vanno in tilt, con il ghiaccio che blocca la canna fumaria». Resteranno comunque ricordi indelebili, dopo questi giorni di dramma. «I sorrisi dei vecchi chiusi in casa da dieci giorni, che ci dicono "grazie, ma non abbiamo bisogno di nulla". Labbraccio della signora cui hai portato farina, pane e latte. E piccole cose, come la festa che ci hanno fatto le mucche che non bevevano da quattro giorni. Mentre scaricavano la cisterna, si sono messe a leccare la neve che avevamo sulle giubbe».
GENOVA - Dalle chiese ai conventi, primi crolli larte scricchiola sotto il peso della neve
Il centro storico di Urbino è stato colpito dal disgelo, con crolli di tetri e di edifici. I vigili del fuoco hanno dovuto intervenire per salvare dipinti e oggetti di valore. La situazione è critica, con enormi quantità di neve che escono dai tetti e stalattiti che possono provocare vittime. Il Comune ha annunciato larrivo di altre 40 squadre di alpini per liberare i vicoli e salire sui tetti. L'ingegnere Domenico Fucili ha parlato di una situazione catastrofica e ha chiesto di sospendere le funzioni religiose e di verificare la "tenuta" della città e dei suoi monumenti.
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