MILANO Lo Stato è destinato a compiere un ulteriore passo indietro a favore delle Regioni sul patrimonio artistico e culturale? Potrebbe essere questo l'effetto indiretto della sentenza con cui la Corte costituzionale il 3 dicembre scorso ha respinto il ricorso del Governo contro lo Statuto della Regione Toscana. La Consulta ha ritenuto inammissibili i rilievi sulla presunta illegittimità della norma che assegna agli organi regionali compiti di «tutela e valorizzazione», riaprendo un confronto che si pensava definitivamente risolto con l'emanazione del Codice Urbani. Dopo un lungo braccio di ferro con le Regioni il ministro dei Beni culturali aveva, infatti, chiarito gli ambiti di competenza; gli enti locali possono gestire e valorizzare al meglio le risorse culturali sul territorio, ma l'ultima parola (la "tutela") spetta comunque allo Stato. Lo Statuto toscano, promosso dalla Consulta, sembra, invece, delineare un ruolo più incisivo per gli enti locali. Il rischio ora è che le altre Regioni ordinarie quelle a statuto speciale hanno già competenze più ampie in materia seguano l'esempio. Con imprevedibili conseguenze sulla gestione del patrimonio. Nei commenti alla sentenza il tema dei beni culturali è stato inspie-gabilmente assente. A un mese di distanza, mentre il soprintendente del Polo museale fiorentino Antonio Paolucci affida al «Giornale dell'arte» le proprie perplessità su una tutela esercitata da poteri troppo legati a interessi locali, ministero e Regione gettano acqua sul fuoco. Anche se Urbani non ha gradito, i funzionari del Collegio romano ricordano che la Consulta si è ben guardata dall'assegnare alla Toscana poteri eh non possono competerle. E il presidente della Regione si affretta a chiarire l'aspetto «politico» e non operativo della norma. «Non abbiamo mai detto che la tutela dei beni diventa di nostra competenza sostiene Claudio Martini rivendichiamo tuttavia il diritto di avanzare proposte e collaborare con lo Stato su progetti comuni: di certo la Toscana non parteciperà mai allo smantellamento del patrimonio artistico nazionale». L'opportunità di un chiarimento è stata fornita giorni fa da un incontro con il ministro a Firenze nel corso del quale si è cercata una soluzione alla questione Isozaki, il progetto di ristrutturazione della loggia degli Uffizi poco apprezzato dal ministro e incagliato sul corposo dossier "emergenze archeologiche" che andrà discusso con l'architetto giapponese. E le altre Regioni come si comporteranno? Tutto dipende dall'interpretazione corretta della sentenza, afferma Pietro Petraroia, direttore generale culture della Lombardia, ricordando che le Regioni già nel 2003 avevano chiesto un Codice in cui venissero dettati solo i principi e non il dettaglio delle norme regolamentari. «Non succederà assolutamente nulla taglia corto Daniele Jalla, presidente dell'International Council of museums con la carenza di risorse che c'è ognuno eviterà di prendersi competenze aggiuntive. Esercitare la tutela significa porre dei vincoli, è un potere, più che altro simbolico». La Toscana non ha rivendicato competenze esclusive, conclude Giacomo Vaciago, consulente del ministro Urbani: quanto a «un'assunzione di corresponsabilità, perché no?». FERNANDA ROGGERO