A Bologna, un paio di settimane fa, durante la kermesse artistica di Arte-fiera, tradizionale apertura dell'anno artistico nazionale, si è inaugurato un nuovo spazio museale, il Msb, Museo della Storia di Bologna. La sede è in pieno centro, a Palazzo Pepoli, edificio storico completamente restaurato per l'occasione, un lavoro che ha comportato tra l'altro la copertura del cortile, che diventa così un nuovo ambiente per le iniziative culturali cittadine. All'interno, la storia della città, dai primi insediamenti etruschi fino agli scudetti del Bologna di Bulgarelli, lungo un percorso di 30 sale con pochissimi reperti museali, ma un elevato numero di ricostruzioni ad alto impatto spettacolare e un utilizzo spinto di tecnologie d'avanguardia, dai filmati in 3D all'interattività più avanzata. Un museo allegro che, sala dopo sala, non finisce di sorprenderci e possiamo scommettere fin d'ora diventerà in breve una delle mete preferite della fruizione giovanile, sia come posto d'incontro che come luogo di culto per le scolaresche, sempre alla ricerca di luoghi capaci di insegnare divertendo e giocando. Al di là di qualche perplessità per l'audacia di certe soluzioni grafiche e architettoniche, il gradimento dei bolognesi è stato piuttosto generalizzato. Se ne parliamo in questa sede è anche perché i principali protagonisti dell'operazione sono milanesi in trasferta: milanese l'architetto Mario Bellini, firmatario del restauro dell'edificio e dell'allestimento, con un lavoro durato sette anni; milanesissimo l'architetto Italo Lupi, autore di tutte le grafiche, con soluzioni giovanilistiche (luci al neon, colori sgargianti) che lo rendono pressoché irriconoscibile a chi normalmente ne distingue la sobrietà quasi anglosassone; milanese Massimo Negri, una delle anime del progetto Genus Bononiae, all'interno del quale nasce questa nuova sede; milanese d'adozione il cosmopolita Philippe Daverio, nume tutelare dei più brillanti percorsi di divulgazione di cultura artistica di questi anni, che punteggia le sale di commenti arguti. Considerata questa comune milanesità di tanti protagonisti dell'operazione, viene spontaneo domandarsi se possa aver senso proporre anche qui un'occasione del genere. Certo, negli ultimi anni sotto il profilo espositivo la città non si è risparmiata, soprattutto con l'apertura di due musei primari come quello del Novecento le Gallerie d'Italia; due prove di indubbia attenzione alla cultura e vivacità intellettuale. E tuttavia siamo sempre nell'ambito della tradizione. Quello che colpisce dell'esempio bolognese è la capacità di narrazione, di anticonvenzionalità, di giocosità: caratteristiche che spostano decisamente il focus dal museo espositivo di tradizione a quello di racconto e divulgazione, con indubbie seduzioni per i giovani e le scolaresche, ma anche per il turismo più ampio e, in generale, l'orgoglio cittadino. Su questo sarebbe auspicabile una discesa in campo dei milanesi: non fosse altro che per dimostrare che anche qui sappiamo che l'apprendimento della cultura non è necessariamente un masso pesante come quello di Sisifo, ma può essere benissimo un'espressione di libertà, movimento, divertimento e perché no? gioco.