Crociere distanziate, allo studio il divieto sopra le 40 mila tonnellate Vtp: sarà il crollo. Clini: regole generali. Italia Nostra: sos all'Unesco 2 Miglia. La distanza minima che dovranno avere le navi che entrano nella laguna di Venezia VENEZIA Un articolo solo per il «caso Venezia» con l'obbligo di due miglia oltre tre chilometri di distanza tra le navi (non più 700 metri), carburante verde e l'ipotesi di estromettere le navi con stazza sopra le 4o mila tonnellate. «Ancora un paio di giorni e il decreto "salva-coste" sarà pronto ha annunciato ieri a Venezia il ministro all'Ambiente Corrado Clini Tra le ipotesi al vaglio ci sono misure cautelative in vista della risoluzione definitiva del problema». Tra queste, quella di bloccare le navi troppo grandi. L'opzione spaventa gli operatori e pare essere lontana da un'immediata applicazione, quantomeno non prima del trasloco delle navi nel nuovo canale Contorta-Sant'Angelo. Fosse infatti applicato da subito il divieto, tutto il traffico crocieristico sarebbe bloccato. «Se si vietassero le imbarcazioni sopra le 4o mila tonnellate perderemmo il 92,6 per cento dei crocieristi», dice Sandro Trevisanato, presidente di Vtp, che gestisce la stazione Marittima. Tutto questo mentre le prenotazioni su Venezia sono in aumento: Vtp ha stimato quasi 1,8 milioni di passeggeri. «Se ci fosse il divieto scenderemmo a poco meno di 133 mila continua Trevisanato passerebbero cioè in città solo navi fluviali e quelle imbarcazioni più vecchie e meno sicure che abbiamo allontanato». Tutte le crociere infatti hanno una stazza che si attesta tra le 5o mila e le 16o mila tonnellate: se la direttiva fosse stata applicata già nel 2011, ad esempio, ci sarebbero potuti essere solo 400 dei 900 passaggi che invece ci sono stati per San Marco (stime Capitaneria di porto). «Senza contare che le prenotazioni sono già state fatte dice il presidente di Vtp diventeremmo inadempienti e le compagnie si potrebbero rivalere contro Vtp». Negli ambienti portuali si spera che l'ipotesi di fermare le navi sopra le 40 mila tonnellate possa slittare a dopo lo scavo del canale Contorta-Sant'Angelo. E' probabile che Clini e il collega Corrado Passera (Infrastrutture) nel decreto inseriscano come immediato solo l'obbligo delle due miglia di distanza (che comunque potrebbe ridurrebbe il numero dei passaggi in bacino) per le navi superiori alle 500 tonnellate con esclusione per quelle militari, scientifiche e i traghetti di linea. «Il decreto ha detto ieri il ministro all'Ambiente fissa delle norme generali, le misure specifiche e territoriali spetteranno alle Capitanerie di porto». Per ora l'unica cosa certa sono le proposte dell'Autorità portuale: il nuovo canale e il porto off shore a Pellestrina sui cantieri del Mose. Lo ha sottolineato ieri il presidente Paolo Costa all'incontro con la delegazione dell'Ocse. «Venezia deve restare uno scalo passeggeri altrimenti si distrugge un'economia e un indotto di migliaia di persone: non si deve arrivare per forza da San Marco, l'iter di studio per lo scavo del canale è avviato e da quando avremo il via servirà un anno di lavori. Il problema sono semmai i tempi lunghi delle autorizzazioni». La situazione è ancora «tutta da verificare» per il sindaco. «L'impostazione del Porto è giusta ha detto Giorgio Orsoni Nell'immediato vanno trovate soluzioni, ad esempio non fare accostare le navi in riva Sette Martiri». Sul rischio di perdere un indotto che nei calcoli di Vtp è pari a mezzo miliardo, il sindaco non si esprime ma segnala: «Mi dicono che la crocieristica incide solo per il 15 per cento del traffico portuale . Boccia invece tutti i piani l'associazione Italia Nostra: «Le scelte ministeriali e quelle delle amministrazioni locali sono inaccettabili, le grandi navi vanno subito estromesse». Italia Nostra si appella all'Unesco perchè fermi anche quella che definisce la devastazione della laguna, cioè l'ipotesi di un nuovo porto a Pellestrina.