IL COMMISSARIO NON HA I SOLDI PER GLI STIPENDI MA PAGA RICCHE CONSULENZE Una riserva per proteggere gli animali. E i partiti. Non c'è pace per le Cinque Terre. Dopo le inchieste, adesso c'è chi denuncia consulenze per oltre un milione in un anno. L'ultimo scandalo oppure l'ennesimo scontro tra nuova e vecchia gestione del Parco? Difficile dirlo. Di sicuro su questa sottile lingua di terra, tormentata anche dalle alluvioni, sono puntati troppi occhi. Giovanni Vesco, assessore della Regione Liguria, ha inviato una lettera al commissario, Vincenzo Santoro (il Parco è stato commissariato dopo l'inchiesta): "A causa delle difficoltà economiche del Parco, la Regione ha dovuto garantire la fidejussione con Trenitalia". Intanto, lamenta l'assessore, mancano i soldi per pagare cooperative e loro dipendenti. Poi, però, spuntano consulenze per oltre un milione di euro: "Vorrei sapere se corrisponde al vero che una società abruzzese ha ottenuto nel 2011 (da Aldo Cosentino, passato commissario, e dall'attuale, ndr) consulenze per 669mila euro l'anno, di cui 328mila già incassati". Vesco elenca le voci della consulenza: monitoraggio attività economiche del Parco, supporto operativo, istituzione ufficio contabilità, verifica bilanci cooperative. Fino alla voce che ha suscitato maggiori perplessità: 24mila euro per tradurre in sei lingue il sito internet del Parco e i cartelli segnaletici. Ma non è l'unica consulenza: un architetto laziale ha ottenuto incarichi per 328mila euro. Poi ecco decine di migliaia di euro per avvocati. E rimborsi spese non proprio francescani, con consulenti che presentano scontrini da 250 euro per una cena da due persone (108 per una porzione di pesce, una gallinella). La richiesta di chiarimenti, racconta Vesco, si concentra "sulla società abruzzese rappresentata da Roberto Iannarilli. Parliamo del cugino della ex moglie di Fini, Daniela Di Sotto. L'uomo che gestiva l'ufficio gadget di An e si definiva dirigente del dipartimento immagine e propaganda di An". Un uomo vicino al mondo della politica, ma con un'esperienza di consulente del ministero dell'Ambiente del centrodestra. Insomma, eccoci di nuovo in guerra per le povere Cinque Terre. Certo, ci sono contratti milionari con società lontane dal territorio. "Sono state date consulenze esterne racconta al Fatto una fonte del ministero dell'Ambiente ma c'era la necessità assoluta di sciogliere la rete di rapporti e di potere che aveva radici fortissime nel territorio e ha portato a Parcopoli. La società di Iannarilli ha vinto la gara d'appalto, ha lavorato bene e ci ha fatto risparmiare un milione di euro con l'Agenzia delle Entrate. Vogliono cacciarlo per riportare chi c'era prima". Difficile dire chi abbia ragione. O se, magari, tutti abbiano un po' torto. Il Parco delle Cinque Terre era il fiore all'occhiello della tutela ambientale in Italia. Poi, due anni fa, lo scandalo di Parcopoli: nove imputati (tra cui l'ex sindaco di Riomaggiore) hanno patteggiato. Per Franco Bonanini, l'ex presidente soprannominato il Faraone (già candidato Pd alle europee), e per altri 18 imputati è cominciato il processo. Intanto era arrivato il commissario Aldo Cosentino. A un mese dalla fine del mandato, nel novembre scorso, è stato sostituito dal prefetto Vincenzo Santoro. Per qualcuno un colpo di coda del governo Berlusconi. Per altri, una decisione dell'ex ministro all'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, per scongiurare che alla guida del Parco finisse a un uomo del senatore Luigi Grillo, l'amico dei furbetti del quartierino condannato in primo grado a due anni e otto mesi.