LAuthority: corretta lintesa con Della Valle "Il contratto con la Tods non è in contrasto con i principi della legalità" Tutto regolare. Il contratto per il restauro del Colosseo by Tods «non appare in contrasto con i principi di legalità, buon andamento e trasparenza dellazione amministrativa». E questo perché, trattandosi di sponsorizzazione, «non trova applicazione la normativa» ben più stringente «sugli appalti di lavori pubblici». Il via libera al controverso accordo tra Diego della Valle, lallora commissario straordinario allarea archeologica Roberto Cecchi e la Soprintendenza comunale è arrivato ieri dallAutorità di vigilanza sui contratti pubblici. Che, nelle nove pagine di delibera, ha giudicato corretta la trattativa privata con cui la nota griffe del lusso, a fronte di un contributo di 25 milioni, potrà sfruttare il logo dellAnfiteatro Flavio per cinque anni. Così smentendo il parere dellAntitrust che, neppure un mese fa, aveva ritenuto quella procedura distorsiva della concorrenza. A spostare lago della bilancia, secondo il Garante, sarebbe stato il recente decreto "Semplifica-Italia" che confermerebbe la bontà dellintesa. «Nel caso in cui (...) tutte le offerte presentate siano irregolari ovvero inammissibili», scrive infatti lAuthority a proposito dellavviso pubblicato il 4 agosto 2010 per reperire finanziatori privati, «la stazione appaltante può ricercare di propria iniziativa lo sponsor e negoziare a trattativa privata il contratto di sponsorizzazione, ferme restando la natura e le condizioni essenziali delle prestazioni richieste nella sollecitazione pubblica». In pratica ciò che fece il commissario Cecchi (ora sottosegretario al Mibac) una volta constatato che le uniche due proposte, ricevute da Ryanair e da Tods entro il 30 ottobre 2010, erano entrambe inappropriate. Perciò, riepiloga lAutorità di Via di Ripetta, «a seguito dellinfruttuoso svolgimento della procedura» il commissario ha ipotizzato tre diverse soluzioni - nuovo avviso pubblico, proroga dei tempi di presentazione delle proposte, ricorso a una procedura negoziata - optando per questultima «anche su base di apposito parere dellufficio legislativo del Mibac». Da qui in poi la storia è nota, salvo un particolare: Cecchi invitò a partecipare alla "gara ristretta" tre operatori. Oltre ai due già prevenuti, anche la Fimit Sgr, il più grande fondo immobiliare italiano. La prima proposta ufficiale, depositata il 30 dicembre 2010, fu quella di Della Valle, che si candidò per il finanziamento del restauro a patto di concludere in fretta: entro il 10 gennaio 2011, altrimenti si sarebbe ritirato. Ed è proprio il 10 gennaio, quindi nellultimo giorno utile, che furono interpellati (con obbligo di rispondere entro 48 ore) gli altri due operatori interessati. In assenza di risposte, Cecchi concluse con Tods. La correttezza delle operazioni confermata dal fatto che «nessuno dei concorrenti», rileva lAutorità, «ha proposto ricorso giurisdizionale avverso i provvedimenti inerenti lo svolgimento della suindicata procedura negoziata». Come invece fece poi il Codacons. Trascinando laffaire Colosseo in tribunale e sulle prime pagine dei giornali. Un pronunciamento che, dopo le carte bollate e le sfuriate di Mr Tods («Sono pronto a rinunciare»), potrebbe mettere la parola fine alla telenovela sul restauro griffato. Il Tar, infatti, difficilmente ignorerà il parere del Garante. Per la felicità del sindaco Alemanno. Il quale, se a primavera potrà finalmente dare avvio ai lavori, dovrà dire grazie ai suoi due ex capi di gabinetto in Campidoglio: Sergio Santoro e Sergio Gallo. Il primo è il presidente dellAutorità di vigilanza sui contratti pubblici; il secondo consigliere.
ROMA - "I lavori del Colosseo possono cominciare" Via libera al restauro
LAuthority di vigilanza sui contratti pubblici ha confermato che il contratto tra la Soprintendenza comunale e Tods per il restauro del Colosseo è corretto. Il contratto, che prevede un contributo di 25 milioni di euro, è stato firmato dopo una procedura di negoziazione privata tra il commissario straordinario Roberto Cecchi e la nota griffe del lusso. LAuthority ha ritenuto che la procedura non sia stata distorsiva della concorrenza, poiché il recente decreto "Semplifica-Italia" conferma la bontà dellintesa. Il Garante ha anche confermato che la procedura è stata corretta.
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