Comuni, Federculture e Fai: no all'equiparazione delle aziende speciali agli enti pubblici «Troppi vincoli obbligheranno le amministrazioni locali a fare pesanti tagli sul settore» L'accusa «Politiche culturali? Nel dibattito sullo sviluppo del Paese non ci sono». Introdotto l'obbligo di bandi per acquistare beni e servizi, stretta sugli stipendi. Il responsabile cultura dell'Anci, Andrea Ranieri: «Così si prosegue nella direzione voluta da Tremonti. Gli effetti saranno pesanti». Semplicemente non ci stanno, e lanciano un grido d'allarme per la cultura: parliamo dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), di Federculture e del Fondo per l'Ambiente Italiano, che ieri in un incontro stampa a Roma hanno denunciato come il decreto legge n. 12012 del governo Monti, detto delle liberalizzazioni, nel settore culturale invece di liberare energie paradossalmente pone nuovi e pesanti limiti all'azione dei Comuni. «Chiediamo un incontro con il governo, perché questo provvedimento prosegue nella direzione impressa da Tremonti con la legge 122 del 2010 esordisce Andrea Ranieri, responsabile del settore cultura dell'Anci e avrà effetti pesanti su quanti si occupano di cultura sul territorio». "UN PARADOSSO" L'articolo 25 del decreto prevede che le società "in house" società a capitale pubblico e le aziende speciali degli enti locali siano equiparate agli enti pubblici, con l'obbligo di osservare il patto di stabilità, il codice dei contratti pubblici per l'acquisto di beni e servizi, le procedure a evidenza pubblica per il personale e il contenimento degli stipendi. Questo vale per la società dei trasporti come per uno spazio espositivo: ma se è comprensibile che un autista di autobus sia assunto per concorso, nel settore della cultura si giunge a strane conseguenze. Un curatore che proponesse una mostra a uno spazio del Comune, per realizzarla dovrebbe partecipare a un bando e potrebbe rimanere escluso, malgrado l'idea sia sua. Senza considerare i tempi lunghi e i costi delle evidenze pubbliche, in un settore che in Italia «non può programmare il proprio futuro né confrontarsi a livello internazionale senza un rinnovamento nelle politiche culturali», ha voluto ricordare il presidente di Federculture, Roberto Grossi. «Le società in house e le aziende speciali nel settore della cultura sono nate per rendere più snella l'attività insiste Ranieri , e questo decreto pone ulteriori limitazioni, non recependo la loro specificità. L'economia non è fatta solo di "spread" e di andamenti di borsa, esiste una economia reale che si realizza nel territorio. Questo decreto legge in generale è recessivo e per la cultura può avere effetti disastrosi, visto che nel settore culturale a fronte di un investimento di appena lo 0,20 del bilancio dello Stato, i Comuni investono il 3,5 dei loro bilanci». "UNA NORMA CAPESTRO" Eppure il governo Monti si era fatto un vanto di non aver tagliato nella cultura e nella scuola o nell'Università... «Si vede che vuol far tagliare ai Comuni, perché così gli enti locali non sono più in condizione di operare», è la convinzione. Tuttavia è opinione diffusa che nel settore cultura, ma non solo, molte società in house siano spesso il luogo per operazioni opache se non di disinvolto clientelismo da parte delle amministrazioni locali. «È vero dice Umberto Croppi, del consiglio direttivo di Federculture, forte della sua esperienza come assessore alle politiche culturali del Comune di Roma , ma occorre prendersela con le amministrazioni, non creare una normativa capestro che immobilizzi tutto». Gli fa eco Ranieri: «Proprio per questo chiediamo al governo un serio confronto. Prendiamo a esempio il settore sociale: Comuni e governo hanno stabilito i servizi fondamentali. Facciamo lo stesso perla cultura, noi vogliamo dare il nostro contributo». È significativo infatti come la prossima iniziativa dell'Anci il 9 marzo sia stata indetta con l'Associazione Italiana Biblioteche, che certo non organizza eventi spettacolari che piacciono tanto a certi sindaci. «La cosa più grave conclude Ranieri è che nella discussione sullo sviluppo del Paese aperta dal governo Monti la cultura non c'è, e non c'è neppure nel dibattito politico».
Liberalizzazioni, l'Anci contro il governo: Si stronca la cultura
Il governo Monti ha introdotto un decreto legge che equipara le società in house e le aziende speciali degli enti locali agli enti pubblici nel settore culturale. Questo provvedimento prevede l'obbligo di osservare il patto di stabilità, il codice dei contratti pubblici per l'acquisto di beni e servizi, le procedure a evidenza pubblica per il personale e il contenimento degli stipendi. L'Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), Federculture e il Fondo per l'Ambiente Italiano hanno denunciato che questo provvedimento pone nuovi e pesanti limiti all'azione dei Comuni nel settore culturale.
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