Comitato del no e Italia Nostra: «Alla fine avremo ancora più traffico» VENEZIA. È passata meno di una settimana dal voto sul Pat e dall'approvazione dell'impegno del Comune a verificare la possibilità di estromettere le navi da crociera dal bacino di San Marco e dalla laguna e già arrivano i primi segnali in questa direzione. L'Autorità portuale ha, infatti, dato il via al primo studio di fattibilità per lo scavo e l'allargamento del canale Contorta - Sant'Angelo e del conseguente interramento del "vecchio" Vittorio Emanuele. Lo scopo è capire in via preliminare se la vecchia idea - lanciata una decina di anni fa quando Paolo Costa, attuale presidente del Porto, era sindaco - di alleggerimento del bacino di San Marco sia percorribile dal punto di vista dell'idraulica anche tenendo conto di tutte le interazioni connesse al traffico marittimo. Un altro studio è stato invece avviato dal Magistrato alle Acque (come referente locale del Ministero delle Infrastrutture), e riguarda le opere di protezione dal mare che dovrebbero circondare il progettato terminal offshore a nove miglia dalla costa. Il senso di questo ragionamento sta nel fatto che Venezia, dotandosi di uno scalo con 30 metri di profondità, potrebbe attirare le gigantesche portacontainer che oggi si servono dei porti del Nord Europa (Rotterdam, Anversa, Amburgo) e fare una seria concorrenza puntando sul fatto che scaricando in Adriatico si risparmia una settimana di navigazione dall'Estremo Oriente. Il costo previsto oscilla tra i e c'è stato anche il coinvolgimento di un pool di banche per garantirne la finanziabilità. Il nuovo canale navigabile, frutto di un accordo tra il sindaco Giorgio Orsoni e Costa, con la benedizione del ministro dell'Ambiente Corrado Clini, continua a non piacere né al Comitato No grandi navi né a Italia Nostra. «Non ci piace il fatto che lo studio non sarà realizzato - affermano dalla sezione veneziana di Italia Nostra - da scienziati indipendenti ma dallo stesso Porto. Questo canale darà il colpo di grazia al regime idrodinamico, già compromesso dal canale dei Petroli. Così alla fine avremo molte più navi di quante ne abbiamo oggi e una laguna sempre più erosa. E - concludono - due isole, Lido e Pellestrina, vulnerate nel tessuto sociale e nella salute degli abitanti nel caso in cui si vorrà dar corso al terminal crociere nell'area del Mose a Santa Maria del Mare».
Venezia. Porto offshore e nuovo canale. Avviati due studi per le navi
Il Comitato del no e Italia Nostra hanno espresso preoccupazione per il futuro di Venezia in seguito all'approvazione dell'impegno del Comune a verificare la possibilità di estromettere le navi da crociera dal bacino di San Marco e dalla laguna. L'Autorità portuale ha dato il via al primo studio di fattibilità per lo scavo e l'allargamento del canale Contorta - Sant'Angelo e del conseguente interramento del "vecchio" Vittorio Emanuele. Un altro studio è stato avviato dal Magistrato alle Acque per le opere di protezione dal mare che dovrebbero circondare il progettato terminal offshore a nove miglia dalla costa.
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