Negozi, appello a Monti: «No alla deregulation» Raccolta di firme dal mondo della cultura Il mondo della cultura si mobilita contro la deregulation delle attività commerciali nei centri storici. Alla raccolta di firme, promossa dal Comitato per la bellezza, hanno già aderito numerose associazioni, urbanisti, storici dell'arte: da Italia Nostra al Touring Club Italiano, da Salvatore Settis ad Alberto Asor Rosa. L'appello indirizzato al premier Mario Monti, ai ministri Lorenzo Ornaghi (Cultura) e Corrado Passera (Sviluppo economico) e al sottosegretario ai Beni culturali Roberto Cecchi chiede di limitare la liberalizzazione degli orari di apertura di negozi e pubblici esercizi nelle aree tutelate. «Il rischio teme Vittorio Emiliani, presidente del Comitato è che i laboratori artigianali diventino locali di somministrazione, che l'antico forno venda pizza al taglio fino all'alba». Risultato: «La moltiplicazione di attività scadenti valuta Emiliani avrà un effetto boomerang». Le ricadute negative del decreto, ritenuto «frettoloso e approssimativo», saranno molteplici. «Il centro continuerà a spopolarsi e verrà meno il controllo sociale dei residenti». Ancora, secondo Emiliani: «La formula bazar, con merce di bassa qualità, non attrarrà turismo culturale. Gli stranieri visitano Roma per il suo patrimonio e non si aspettano certo di trovare un luna-park». I firmatari dell'appello non vogliono una Capitale blindata, ma chiedono di garantire il decoro e la vivibilità. E al sottosegretario Cecchi ricordano: «I vincoli previsti dal Codice dei beni culturali vanno applicati». Alberto Asor Rosa insiste: «I centri storici sono beni comuni, non privatizzabili, a disposizione degli abitanti e dell'afflusso turistico che deve poter apprezzare il meglio». Da «borghigiano», il professore lamenta disagi simili a quelli di zone ormai sature come Campo de' Fiori e il Pantheon: «Il degrado è arrivato anche a ridosso del Vaticano: senza correttivi, si rischia la distruzione d'identità culturali». Il I Municipio, impegnato nella lotta al tavolino selvaggio, sostiene la campagna: «Ho presentato una mozione, approvata all'unanimità ricorda la consigliera dei Verdi, Nathalie Naim , per chiedere al sindaco di ripristinare con urgenza le limitazioni precedenti agli orari di chiusura e apertura notturne, in particolare nel centro storico e nei rioni della movida». «L'assessore al Commercio, però sottolinea la Naim non è ancora intervenuto. I commercianti si stanno già organizzando per rimodulare i turni di lavoro su tempi più lunghi: se si dovesse fare marcia indietro, protesteranno di dover licenziare il personale, come è già accaduto in piazza della Rotonda». La deregulation preoccupa anche gli abitanti di San Lorenzo che, su Facebook, sono in fibrillazione. «Il problema osserva il presidente del III Municipio, Dario Marcucci non sono tanto i pubblici esercizi, quanto i laboratori artigianali, i circoli Arci e i distributori automatici di alcolici che trattengono in strada la clientela. Inutile monitorare, conosciamo bene le criticità, bisogna agire subito». Motivo per cui sta per firmare un accordo di autoregolamentazione con gli esercenti virtuosi, i primi contrari al divertimentificio 24 ore su 24: «L'ipotesi spiega Marcucci è quella di chiudere alle 3 nel weekend e prima delle 2 durante la settimana».