I danni del maltempo. Cedimenti in più zone. A Santa Maria Paganica vola via parte della copertura L'assessore: niente fondi Centro storico chiuso, da neve e infiltrazioni il colpo di grazia al patrimonio architettonico Impossibile avviare le verifiche tecniche, appello al ministero L'AQUILA. L'abside del Duomo è colma di neve, come anche palazzo Carli, ex sede del rettorato dell'università, e una vasta area dell'interno della chiesa di Santa Maria Paganica. Lo stesso manto bianco che sembra coprire le ferite dell'Aquila terremotata, dopo giorni di precipitazioni straordinarie, si è infiltrato nelle crepe, nelle fessure e nelle voragini aperte del patrimonio storico del capoluogo, mettendolo fortemente a rischio. Intanto, l'assessore comunale alla ricostruzione dei beni culturali Vladimiro Placidi, nei giorni scorsi, ha contattato anche il ministro Lorenzo Ornaghi. Nessuna rassicurazione: «Ci è stato ribadito che i soldi non ci sono», dice l'assessore. «Di questo passo rischiamo di perdere per sempre i nostri tesori». La situazione del centro storico, insomma, si è aggravata ulteriormente. COPERTURE A RISCHIO. Molte le coperture che non hanno retto al peso della neve, soprattutto nei palazzi già provati dal sisma del 2009, mentre i puntellamenti stanno perdendo a mano a mano la loro efficacia. E la situazione potrebbe peggiorare nei prossimi giorni quando la coltre bianca si trasformerà in ghiaccio e poi in acqua. Intanto, da venerdì scorso è interdetto l'accesso al centro storico e probabilmente lo sarà ancora per diverso tempo, fin quando il Comune non potrà monitorare la situazione. VERIFICHE. «Appena termineranno le precipitazioni faremo i controlli», spiega l'assessore Placidi. «Poi chiederemo ai vigili del fuoco di intervenire nelle zone soggette a maggiore pericolo e solo in seguito potremo riaprire il centro alla popolazione». La straordinaria nevicata dei giorni scorsi, infatti, ha reso impossibili le verifiche. L'ORDINANZA. Lo scorso 2 febbraio l'assessore ha disposto a nome del sindaco la «chiusura al transito veicolare e pedonale sui seguenti assi stradali del centro storico cittadino: da piazza Battaglione Alpini a corso Federico II; da piazza San Bernardino ai Quattro cantoni; da piazza Regina Margherita a corso Vittorio Emanuele II». «Il centro storico, in questi giorni, è pericoloso», continua l'assessore. «Nelle abitazioni inagibili, certo, la situazione è peggiorata. Lasciare le strade e i vicoli aperti avrebbe rappresentato solo un rischio. L'iniziativa di escludere parti del centro dalla zona rossa è stata dettata, a mio parere, più da motivi emozionali che dalla razionalità, ma oggi la situazione va controllata. Una circostanza delicata, soprattutto dopo questi giorni di intemperie. I curiosi sono andati lo stesso a vedere il centro innevato, ma noi abbiamo fatto il possibile per evitare qualsiasi pericolo». PUNTELLAMENTI. Nonostante la messa in sicurezza del centro terminata già tempo, infatti, molti edifici hanno difficoltà statiche. «I puntellamenti tengono in piedi l'esistente», continua Placidi, «ma non ci sono soldi per monitorarli. Per un periodo lo hanno fatto le imprese realizzatrici Poi, però, sono rimasti lì senza controlli». Un problema da non sottovalutare, soprattutto in considerazione del fatto che la maggior parte dei puntellamenti (specie quelli di legno) hanno una durata prevista di massimo tre anni e sono stati realizzati da oltre due. «Quelli di legno sono soggetti a modifiche anche per le sole escursioni termiche», spiega l'assessore. «Le mantovane che servono a riparare dalla caduta dei materiali dall'alto adesso si sono riempite di neve. Ci vuole cautela». I DANNI. «II deterioramento del patrimonio è giornaliero. Ci sono stati crolli di tetti anche prima di questa emergenza. Molti si reggevano appena, è normale che sotto il peso della neve siano collassati», continua Placidi. «Al palazzo del rettorato già mancava metà copertura, figuriamoci cosa può essere accaduto adesso. Per i monumenti questi giorni sono stati drammatici. La neve è entrata nel Duomo. La cupola e la calotta absidale della chiesa principale della città forse non li vedremo più. A Santa Maria Paganica il vento ha portato via un pezzo di copertura. Le chiese di San Biagio, dell'Addolorata, di San Francesco di Paola e di San Giuseppe dei Minimi sono a fortissimo rischio. La neve si scioglierà tra un mese. Lentamente le infiltrazioni danneggeranno quello che era rimasto integro dal terremoto». FINANZIAMENTI. E per questo motivo che l'assessore, qualche giorno fa, ha parlato con il ministro per i Beni culturali Ornaghi. «Vorremmo un piano di finanziamenti a breve-lunga scadenza per i simboli della città», dice Placidi «Ma non è stata fatta neanche una deroga per L'Aquila. Non sono previsti finanziamenti. Dobbiamo arrangiarci con i pochi fondi ordinari della direzione regionale. Rischiamo di perdere un patrimonio irripetibile».