Baia, verifiche sulla provenienza La direttrice del museo Miniero: I gioielli sott'acqua distacco avvenuto molti anni fa Rinvenuti anche frammenti di coccio L'archeosub Caputo: solo calcare L'ipotesi: il blocco bianco riemerso dalla sabbia spostata dalla mareggiata BACOLI. La Soprintendenza ai beni archeologici ha avviato una serie di indagini conoscitive per chiarire l'entità e la provenienza dei ritrovamenti affiorati alcuni giorni fa sulla battigia della piccola spiaggia di Baia a Punta Epitaffio, presumibilmente a seguito delle violente mareggiate degli ultimi giorni. In particolare, gli archeologi sono al lavoro per capire se quel blocco bianco di grandi dimensioni sia davvero di marmo e se provenga dalla vicina area del parco archeologico sommerso di Baia. Solo nei prossimi giorni si potrà avere un quadro preciso, anche se sarebbe stato chiarito un primo punto: il blocco affiorato sul bagnasciuga non sarebbe stato trasportato dalle correnti, bensì si tratterebbe di un reperto che da anni era sepolto sotto una spessa coltre di sabbia ora spazzata via dai marosi. Solo la prossima settimana avremo i risultati delle indagini che stanno compiendo i nostri archeologici nella zona - spiega l'archeologa Paola Miniero, direttrice del Museo archeologico dei Campi Flegrei - Dai primissimi riscontri, in ogni caso, si ipotizza che quel grosso reperto sarebbe emerso per colpa delle mareggiate, piuttosto che essere trasportato lì dalle correnti. In ogni caso le analisi continuano per chiarire ogni aspetto e fugare ogni dubbio su questo ritrovamento». Sul punto, però, il responsabile dell'area archeologica di Cuma, l'archeologo subacqueo Paolo Caputo che è tra i massimi esperti in Italia di archeologia subacquea e referente per la soprintendenza per il parco sommerso di Baia, ridimensiona i giallo. «Dai primi, sommari accertamenti tenderemmo a escludere l'ipotesi che si tratti di un blocco di marmo usato per le decorazioni dell'antica area di epoca romana oggi sommersa - nota l'archeologo Caputo, che per conto del Mibac ha stilato una relazione sullo stato del Parco sommerso di Baia in occasione della XIV Borsa mediterranea del turismo archeologico - Piuttosto si tratterebbe di uno strato calcareo probabilmente appartenente alla vecchia scogliera che è stata, nel corso degli anni, sommersa dalla sabbia e spinta verso gli abissi. Comunque proseguiremo le verifiche nell'area che attualmente è sottoposta alla vigilanza della capitaneria di porto di Baia». Restano, dunque, molti dubbi che saranno sciolti soltanto nelle prossime settimane, anche perché quel blocco calcareo potrebbe nascondere altri reperti di interesse archeologico. Sul fatto indagano anche gli uomini della locale guardia costiera, che hanno avviato accertamenti innanzitutto per trovare conferme all'ipotesi che quei resti provengano dall'area del parco archeologico sommerso di Baia. Ma si indaga anche sul rinvenimento di altri reperti: in particolare di cocci di epoca romana trovati da alcuni pescatori sulla battigia appena un paio di giorni fa. Cocci e frammenti che proverrebbero dall'area archeologica sommersa, com'è capitato a Baia altre volte in occasione di condizioni meteomarine particolarmente inclementi. Simili a quelle degli ultimi giorni. Le mareggiate, infatti, hanno restituito negli ultimi anni diversi cocci e resti di epoca romana: tracce dell'antica struttura della Villa dei Pisoni e del Portus Julius, che si trovano a poco più di sei metri di profondità, al largo di Punta Epitaffio.