L'iniziativa del Magistrato alle Acque che conferma via libera al progetto per realizzare il nuovo scalo Un milione e 800 mila euro alla Thetis per uno studio preliminare sul terminal off-shore. Lo ha assegnato alla società di proprietà del Consorzio Venezia Nuova il Comitato tecnico di Magistratura, presieduto dall'ingegnere Giampietro Mayerle. Nell'ultima seduta, a palazzo dei Dieci Savi di Rialto, si è deciso di confermare il via libera al progetto per il nuovo porto in mare, a otto miglia dalla costa, dei petroli e delle merci. E di integrare lo studio già commissionato a Thetis con la parte che riguarda il porto commerciale. Opera proposta al Comitatone, che costerà un miliardo e mezzo di euro. Una parte coperti con la Legge Speciale, il resto dal Porto in project financing. Ennesima grande opera per cui le procedure sono già state avviate, pur in tempi di crisi e di tagli ai fondi della Legge Speciale destinati alla manutenzione della città. A preparare gli elaborati per la Vas (Valutazione di Impatto ambientale strategica) sarà dunque la società Tethis, presieduta dalla vicepresidente del Consorzio Venezia Nuova Maria Teresa Brotto. Un milione e 800 mila euro per lo studio, mentre un altro milione e 600 mila euro andranno per i controlli sui lavori del Mose già avviati dal Corila. Confermati anche i 5 milioni di euro per le modifiche alla conca di navigazione di Malamocco. Petroli e cargo in mare, dunque. Mentre per l'ultima emergenza, quella del traffico delle grandi navi passeggeri in bacino San Marco, il Magistrato alle Acque ha fornito all'Autorità portuale uno studio di massima sulla fattibilità dello scavo del canale Contorta Sant'Angelo. Dovrebbe collegare Fusina con l'attuale Marittima, aumentandone la profondità da 2 a 10 metri, consentendo così alle navi di entrare dalla bocca di Malamocco e non più dal Lido. «Per noi non ci sono problemi di natura idraulica», dice l'ingegner Mayerle, «abbiamo raccolto vecchi studi e fatto una relazione per il Porto». Il costo stimato per lo scavo sarà fra i 30 e i 40 milioni di euro, una parte dei fanghi non inquinati potrà essere versata per tombare il vicino canale Vittorio Emanuele. Ma il progetto adesso dovrà essere approvato dal governo. Il ministro per l'Ambiente Corrado Clini si era espresso favorevolmente all'ipotesi «fatte salve le compatibilità ambientali». A parere di molti esperti e di alcuni ingegneri lo scavo avrebbe invece conseguenze sull'equilibrio idraulico della laguna. «Come portare un nuovo canale dei Petroli fin dentro la città», dicono i Comitati. Perplessità espresse anche dall'ingegnere idraulico Luigi D'Alpaos dell'Università di Padova. Uno dei massimi esperti di laguna che ha lanciato più volte inascoltato l'allarme sull'erosione della laguna e la perdita in mare dei sedimenti. Con un volume pubblicato dal'Istituto veneto di Scienze lettere ed arti che spiega le motivazioni del suo «no» alla grande opera del Mose. Ma le progettazioni vanno avanti. Il porto off-shore per petroli e navi commerciali, ma anche lo scavo del canale in laguna. Più lontana l'ipotesi «di lungo termine» di trasferire la Stazione passeggeri ai cantieri del Mose di Malamocco nel 2017. «Non ancora approfondita», dice Mayerle, «noi abbiamo per ora l'impegno di smantellare quella struttura». Grandi navi, il comitato chiede trasparenza «Trasparenza sugli incarichi e sui risultati degli studi». II Comitato «No Grandi Navi» chiede al Magistrato alle Acque, al Porto e agli enti locali di poter «essere informato» sulle decisioni e sui progetti in discussione. «Ci piacerebbe sapere quali sono gli studi affidati, quanto costano e chili fa», dice il portavoce Silvio Testa, «i cittadini devono poter decidere in modo consapevole». Oltre ai petroli, il Comitato chiede siano estromesse dalla città le grandi navi passeggeri. Che con i rischi producono danni fisici e ambientali.