L'Archivio di Stato di Roma, dal '36 ha sede nel complesso borrominiano di Sant'Ivo alla Sapienza, che condivide con il Senato della Repubblica. Un edificio prestigioso, ma insufficiente, tanto che il deposito di via Galla Placidia è diventato la seconda sede. In linea di massima a Sant'Ivo si trova la documentazione dall'Alto Medioevo allo Stato Pontificio, nella sede staccata da fine '800 a tutto il '900. Cinquanta km di carte che vanno dai codici miniati medievali, alla più grande collezione di cartografia cinese esistente al mondo, ai 300 documenti inediti di Michelangelo che entro l'anno saranno presentati in una mostra. L'Archivio, centro di conservazione della memoria storica, è anche un centro di riflessione e di elaborazione della contemporaneità. Nei documenti prodotti dalle istituzioni pubbliche territoriali (tribunali, ospedali, carceri, questure), da versare dopo 40 anni, c'è la storia di oggi: P2, attentato al Papa, assassinio di Moro. «Le fonti romane, per il ruolo internazionale della capitale, non sono paragonabili a quelle di altre città», afferma Eugenio Lo Sardo, direttore dell'istituto da due anni e mezzo, che si chiede come sia possibile che una nazione non abbia sedi adeguate per un archivio che riguarda la sua capitale. Si pensa che tutte le carte di Roma vadano all'Archivio di Stato, ma «lo spazio è zero», precisa. Carenze di spazio, di personale ed economiche. Dagli anni '90 è iniziata la digitalizzazione delle carte più preziose: pergamene, disegni, il seicentesco Catasto Alessandrino, ma l'operazione ha alti costi di manutenzione. E ora «non ci sono fondi» spiega Lo Sardo. «Per il restauro dei protocolli notarili - aggiunge - l'Archivio può contare su 45mila euro della Presidenza del Consiglio, ma la situazione è drammatica per il personale. Nell'ultimo anno sono andati in pensione 6 funzionari su 16, l'organico da 100 persone è sceso a 60». Ed allora si ricorre ai volontari con rimborso spese di 400 euro al mese, mentre i «ricercatori vivono di contratti vaghi ed eventuali - prosegue - l'anno scorso quelli che hanno collaborato alla mostra su Caravaggio sono stati pagati dagli sponsor della rassegna». Raggiunto il pareggio di bilancio, l'Archivio dispone per il funzionamento (stipendi esclusi), di 320 mila euro l'anno. Spese fisse:50 mila per la nettezza urbana, 75 mila per la luce, 40 mila per le pulizie, 30 mila per il gasolio. Poi c'è la manutenzione degli impianti antincendio. Quanto rimane? Il restauro del palazzo della Sapienza può attendere.