«Venice rebels against cruise ship intrusions». Con questo titolo («I tibelli veneziani contro l'intrusione delle navi da crociera) il New York Times ha dato conto con un ampio servizio della polemica ormai internazionle sul traffico delle grandi navi in bacino San Marco. Questione di prospettiva, scrive il giornalista, «perché a prua la vista di San Marco dall'alto crea una certa emozione. A poppa la vista di questi condomini galleggianti è certamente fuori scala». Una serie di proteste raccolte dall'autorevole quotidiano americano sulla necessità di allontanare al più presto le grandi navi da San Marco. Istanza lanciata dal sindaco Giorgio Orsoni e raccolta dall'Unesco. Contro le grandi navi sfilano dati e testimonianze. «I fumi dei camini sono responsabili del 30 per cento dell'inquinamento totale», scrive ancora il Nyt, «e la gente protesta». Riportata anche la posizione della Venezia Terminal passeggeri, che annuncia per il 2020 l'obiettivo di arrivare a 5 milioni di passeggeri. Oggi sono quasi due milioni, quindici anni fa erano soltanto 280 mila. Venezia nel frattempo è diventata uno dei primi porti al mondo per traffico croceristico. Con tutte le conseguenze che una città così delicata può avere dall'arrivo di quattro o cinque navi da 100 mila tonnellate in un solo giorno. Erosione, fumo, onde radar, danni alle rive e spostamenti d'acqua. E una presenza «fuori scala» denunciata dall'Unesco. «La città non è stata disegnata per avere questo tipo di traffico», dice Francesco Bandarin, assistente per la cultura del direttore generale. Tutti d'accordo sul fatto che non va bene. Ma per le alternative proposte ci vorranno anni. L'idea del Porto è quella di scavare il canale Contorta Sant'Angelo a una profondità di 10 metri per fare arrivare le navi da Fusina all'attuale Marittima. E poi trasferire la Stazione passeggeri sui cantieri del Mose a Santa Maria del Mare. Ma altre sono le idee sul tappeto che si dovranno confrontare a breve.