II cinque per mille alla cultura, che debutterà con la prossima dichiarazione dei redditi, andrà tutto al ministero. Per i contribuenti, infatti, non c'è possibilità di scelta attraverso l'indicazione, come per gli altri ambiti, del codice fiscale di enti e associazioni del settore. Nei moduli stampati dal Fisco compare la nuova casella destinata alla tutela del patrimonio, dove il contribuente può solo apporre la firma. Ciò significa che i soldi andranno al ministero, il quale dovrebbe poi ripartirli, secondo criteri ancora da individuare, agli organismi che operano nella cultura. Ancora non si conosce l'elenco dei possibili beneficiari. La procedura che non piace agli enti del settore, a cominciare dal Fai (Fondo ambiente italiano), che confidavano di poter essere scelti direttamente dal contribuente. Le ragioni degli enti saranno esposte nel corso del convegno organizzato questa mattina a Roma da Federculture presso il Palazzo delle esposizioni. Al ministero si giustificano dicendo che le intenzioni di Giancarlo Galan, il ministro dei Beni culturali che ha inserito il cinque per mille alla cultura nella legge m del 2011, erano di convogliare i soldi al ministero per poi distribuirli, in base a criteri da definire con decreto. Stadi fatto che il cambio di guardia ai Beni culturali e i tempi pressanti del Fisco non hanno lasciato margini di manovra e i modelli sono stati stampati senza spazio per il codice fiscale. Prendere o lasciare.