"Nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo». Così il Carlo Emilio Gadda in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. «Gnommero» citato da Paolo Fallai sul «Corriere della Sera» a proposito del pastrocchio-Muller servito da Alemanno-Polverini alla Festa del Cinema. E che può ben essere evocato per il decreto su Roma Capitale. Per il quale il dibattito parlamentare, sin qui inadeguato, ha proposto più nodi irrisolti che soluzioni condivisibili. Temi a Roma e dintorni delicatissimi come urbanistica, ambiente, beni culturali dovrebbero far capo, secondo il DL, ad una conferenza dei servizi, debole e ambigua, come osserva Luca Del Fra. Dalla Regione e ancor più dallo Stato i poteri decisionali trasmigrerebbero, a Roma (e ho detto poco), in una sorta di limbo opaco. Davvero un suicidio rendere ancor meno chiari, attrezzati e penetranti i poteri amministrativi - quindi piani, prescrizioni, controlli - a fronte della forza dirompente dei costruttori legali (in un colpo solo, detentori di areeimprenditori ediliziimmobiliaristi) e di un abusivismo spesso inquinato dalla malavita. Né serve molto dire che è in atto un braccio di ferro fra il Comune che vuole più poteri e la Regione che non li cede. Anche perché, fino a prova contraria, certi poteri sono oggi dello Stato. E dico «per fortuna» anche se il MiBAC non è un fulmine di guerra. Non lo è nel difendere Roma dall'assalto dell'involgarimento, dell'imbruttimento, della mercificazione, e però il Campidoglio sta addirittura dall'altra parte. Il sottosegretario Cecchi sparge camomilla dicendo che Roma è già sufficientemente tutelata. Chi ha occhi per vedere, sa che così non è. Ma, con questo «gnommero» o pasticciaccio di decreto, andrebbe, paradossalmente, anche peggio.
Quer pasticciaccio Capitale
Il testo discute il decreto su Roma Capitale e il suo impatto sulla città. Il testo sostiene che il decreto ha creato più nodi irrisolti che soluzioni condivisibili e che i poteri decisionali sono stati trasferiti in una sorta di limbo opaco. Il testo critica la mancanza di chiarezza e di poteri amministrativi efficaci a fronte della forza dirompente dei costruttori legali e dell'abusivismo spesso inquinato dalla malavita. Il testo sostiene che il Comune e la Regione stanno in lotta per i poteri, ma che lo Stato è ancora il detentore dei poteri decisionali.
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