Il presidente della società presenta il bilancio e i numeri dell'attività: «Gestiamo un patrimonio culturale e naturale che per definizione è in deficit» Il nostro valore aggiunto è la professionalità maturata in questi anni. Ora l'obiettivo è la promozione turistica di Giorgio Pasquinucci 1 PIOMBINO La società dei Parchi è un "carrozzone" o rappresenta ancora un volano per l'economia turistica del comprensorio? In questi ultimi mesi soprattutto i costi della struttura sono stati al centro di un vivace dibattito, collegato strettamente alla proposta di introdurre nei comuni del comprensorio la tassa di soggiorno. A partire da quest'anno, infatti, il Comune di Piombino, assumerà direttamente (o riaffiderà) la gestione di parcheggi della Costa est e di Baratti, fin dalla nascita principale entrata della Parchi. Dai parcheggi la società (interamente di proprietà dei Comuni) ricava al lordo un milione e 100mila euro che, detratto il 30 trattenuto per contratto dalla società proprietaria dei parcometri e il costo del personale di vigilanza (10 agenti), si riduce a circa 700mila euro all'anno. Cifra che rappresenta ben il 40 delle entrate della Parchi, che ricava per il resto il 35 dalla bigliettazione e dal merchandising, il 20 dalle concessioni. Il resto del bilancio, secondo il contratto di servizio introdotto nel 2004, viene ogni anno coperto dal contributo dei Comuni del comprensorio, finora suddiviso sulla base del numero di abitanti. L'anno scorso il bilancio della Parchi ha presentato uscite per 2,7 milioni contro un'entrata di 2,5. Tasse, residui di ammortamenti di investimenti. spese di gestione e accantonamenti, hanno fatto lievitare la cifra del contributo chiesto ai Comuni a 450mila euro. Il costo maggiore, anche in questo caso, ricade su Piombino. E questo, già dalla primavera scorsa, ha aperto un confonto sulla necessità di un riequilibrio del sostegno che ciascun Comune è chiamato a dare alla Parchi. Ma nel mirino sono entrati anche i costi di gestione delle struttura: troppo personale e troppa rigidità di funzionamento le accuse più comuni. «Non siamo un carrozzone - sostiene al contrario il presidente della Parchi Luca Sbrilli - La nostra è una gestione di tipo privatistico che ci consente, anzi, di fare cose che il pubblico non potrebbe fare. Abbiamo 29 dipendenti con contratti a tempo indeterminato. Personale che da tempo gestiamo con un contratto (quello per il commercio; ndr) con un integrativo che ci consente, a parità di stipendio mensile, di utilizzare un maggior numero di ore di lavoro d'estate rispetto agli altri periodi dell'anno. Il resto è personale stagionale, guide e addetti al front office di parchi archeologici e musei. Due lavoratori a tempo determinato hanno lasciato il servizio il 31 dicembre scorso». Con questo personale, che ogni anno ha un costo di circa un milione e mezzo, la società gestisce i parchi archeologici di Baratti-Populonia e di San Silvestro, i musei di Cittadella, del Castello e delle Rocca di Campiglia, i parchi costieri della Sterpaia e di Rimigliano e gli ostelli Stalloni 1 e 2 di Montioni. Possibile risparmiare, razionalizzando l'organizzazione del lavoro, magari terziarizzando una parte dei lavori? «Non dobbiamo dimenticarci della professionalità maturata in tutti questi anni dal nostro personale - sostiene il presidente Sbrilli. La Parchi Val di Cornia è l'unica società che a livello nazionale ha ottenuto il trasferimento dallo Stato di beni culturali del valore della zona archeologica di Baratti-Populonia, proprio perché offriva garanzie di sicurezza. Nei confronti della Sovrintendenza abbiamo degli obblighi: ogni semestre ci sono controlli sulla qualità dei servizi. Chiunque dovesse gestire i parchi archeologici dovrebbe sottostare a norme rigide». Ma oltre ad una corretta gestione del patrimonio culturale e naturalistico, il valore aggiunto delle Parchi è rappresentato per il suo presidente proprio dalla professionalità del personale. «Questo ci consente di applicarci in particolar modo anche alla ricerca di risorse, cosa che sarebbe praticamente impossibile per le strutture dei Comuni. Abbiamo la capacità di mettere insieme progetti, elemento indispensabile per ottenere finanziamenti da qualsiasi ente. In questo modo siamo usciti recentemente ad ottenere un milione di euro nell'ambito del progetto Arcus del ministero dei Beni culturali. Il nostro valore aggiunto è di aver costruito professionalità che ci permettono non solo di gestire ma di sviluppare il patrimonio». Sbrilli è irritato a sentir parlare di "buco di bilancio". Tecnicamente non esiste, ovviamente. E il contributo dei Comuni è previsto dal contratto di servizio. «Del resto la nostra missione - sostiene Sbrilli - è quella di gestire un patrimonio culturale ambientale che per definizione è in deficit». Ma nel conto c'è da mettere il contributo riflesso che la Parchi riesce a portare all'economia turistica. «Il bilancio sociale fatto dal professor Luzzati dell'Università di Pisa - conclude Sbrilli - ci dice che ogni euro investito sulla Parchi ha una ricaduta di 10 euro sull'economia della val di Cornia».