Facebook, YouTube, aperitivi serali: così si sta al passo con i tempi Venti anni esatti dopo l'unità d'Italia, nel 1881, la casa di via Manzoni, dove Gian Giacomo Poldi Pezzoli aveva abitato fino alla morte, apriva le sue stanze al pubblico secondo le volontà dettate dal nobiluomo nel testamento: «Dispongo che l'appartamento... colla armeria, coi quadri, coi capi d'arte, colla biblioteca e coi mobili di valore artistico... costituisca una Causa o Fondazione Artistica nel senso che venga mantenuto ad uso e beneficio pubblico in perpetuo». Più che una semplice coincidenza, in quelle date c'è una logica: Gian Giacomo fu infatti coinvolto in prima persona nel processo che portò all'unificazione d'Italia e i documenti ritrovati negli archivi Trivulzio e Brivio Sforza, durante la preparazione alla mostra che il museo dedica fino al 13 febbraio al suo fondatore, hanno dimostrato, ricevute dei conti alla mano, che l'adesione di Gian Giacomo al Risorgimento non fu un semplice ideale romantico, ma un impegno concreto. Sono state ritrovate fatture di pagamenti per le divise degli insorti e gli obici; durante le Cinque giornate la sua casa fu sede del comitato di sussistenza e fondamentale fu anche il sostegno a giornali come il mazziniano «L'Italia del popolo». C'è dunque uno speciale rapporto che intreccia la casa-museo di via Manzoni alla città. Un legame che i milanesi hanno continuato a mantenere stretto. «Dal dopoguerra a oggi sono più di duemila e cinquecento le opere arrivate in donazione» racconta la direttrice Annalisa Zanni. «Dai Trivulzio ai Pirelli, dai Falck ai Castel-lini, Portaluppi, Visconti Veno-sta, Crespi, Lampugnani, Gregotti, Bonomi, fra i donatori non manca nessuno dei nomi della cultura e dell'imprendito-ria cittadina cui si affiancano i tanti milanesi riuniti nell'associazione Amici del museo. Riceviamo sia capolavori, come il Cavaliere in nero del Moroni donato da Annibale Scotti Casanova, sia pezzi dal valore simbolico come il vestitino da battesimo di Camilla Cavezzali, bimba cui Gian Giacomo, che non si era mai sposato, destinò un lascito molto generoso. La pronipote Camilla Cederna, battezzata nello stesso vestitino, lo ha poi a sua volta donato al museo, come un simbolo d'amore che tornava a casa. E come non citare anche Marta Marzotto, che ha cominciato finanziando in ricordo della figlia il restauro della Madonna col bambino di Botticelli e ha poi creato il club del Restauro, combattivo gruppo di amiche dedito a sostenere la tutela delle opere». Il Poldi Pezzoli è insomma nato e rimasto come il «museo di casa» dei milanesi anche perché ha saputo aggiornarsi: con la sezione didattica (nata già nel 1974), le visite per i bambini e le famiglie con le family map; le mostre a tema che consentono di esporre per tempi limitati le opere più fragili che di solito non sono visibili; gli aperitivi serali con concerti degli allievi del Conservatorio o letture di giovani attori del Piccolo teatro; lo sbarco su face-book, YouTube e l'introduzione del wi-fi; l'analisi del sito web affidata agli studenti del liceo artistico Boccioni. «Nell'ultimo triennio abbiamo registrato un aumento del pubblico del venti per cento ogni anno» racconta la direttrice. «All'ultimo aperitivo serale che abbiamo organizzato mi sono guardata intorno e ho notato con soddisfazione che finalmente ero la più vecchia!». Francesca Bonazzoli Fan e amici Grazie alla buona gestione sia del museo che del suo patrimonio, il Poldi Pezzoli conta su una rete di contributi che consentono un bilancio dignitoso ed adeguato. L'Associazione degli Amici del museo, di cui è presidente Aldo Citterio, conta 500 soci, promuove iniziative culturali e progetti mirati come questo dela nuova illuminazione delle sale e delle opere. Inoltre, grazie al presidente del museo Mario Cera, lo scorso anno è stata attuata una storica modifica dello statuto che prevede l'ingresso dei sostenitori privati negli organi della Fondazione. La lista dei soci sowentori è in formazione e darà vita al «nuovo» Poldi Penali I tesori del collezionista «Il Cavaliere» di Fra' Galgario (1740); sopra, «La cortigiana», Palma il Vecchio (1520); «Imago pietatis», Giambellino (1455); in pagina, elmo borromeo (1587) e pendente, XVI secolo.