Lo studioso Pisani «Il pericolo sono gli scarichi, che finiscono sotto la falda degli Eremitani» «Che incredibile superficialità, è terrificante. Ma come possono certe persone avanzare obiezioni così generiche? Mi chiedo, per esempio, cosa ne sappia il professor Salvatore Set-tis (ex rettore della Normale di Pisa, ndr), di questioni idrogeologiche. Se vuole discutere il mio studio deve portare numeri, altrimenti è meglio che con me parli solo di calcio». Sfila la lista degli intellettuali che hanno firmato l'appello «per salvare l'incolumità di uno dei massimi monumenti dell'arte italiana, la Cappella degli Scrovegni» messa a rischio «dalla progettata costruzione di un Auditorium a meno di 200 metri della Cappella e di un grattacelo di 104 metri appena» documento sottoscritto da venticinque personalità del mondo della cultura, dagli storici Chiara Frugoni e Carlo Ginzburg alla presidente nazionale di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino; dal consigliere del ministro della Cultura Lorenzo Ornaghi, Franco Miracco fino appunto all'ex rettore della Normale Settis e trasale il professor Luigi d'Alpaos, il super tecnico dell'Università di Padova, incaricato dal Comune di studiare l'impatto sulle falde e sul suolo della nuova «casa della musica» (una struttura in grado di ospitare, almeno nello schema iniziale, 3 mila persone e che dovrebbe venire alla luce proprio a poche centinaia di metri dal gioiello di Giotto: il progetto è dell'austriaco Klaus Kada). «Questa gente non sa neanche di cosa si parla prosegue . Io dico che se vengono rispettate alcune precise prescrizioni, problemi non ce ne saranno. L'area va confinata, poi si potrà costurire». Ovviamente anche il sindaco Flavio Zanonato (Pd), è con D'Alpaos. «Siamo naturalmente d'accordo sulla necessità di evitare ogni rischio per il capolavoro di Giotto scrive il sindaco in una nota . Per questo abbiamo commissionato uno studio sulla fattibilità del progetto. L'esito dice, in estrema sintesi, che è possibile realizzare l'Auditorium senza controindicazioni, a patto che si adottino determinate tecniche di costruzione. E quindi è nostra intenzione non solo osservare alla lettera tali indicazioni, ma prendere altre precauzioni non richieste». Tuttavia nonostante le rassicurazioni (l'entourage di Zanonato fa sapere anche che il sindaco incontrerà tra due settimane a Padova la prima firmataria dell'appello, la già citata professoressa Frugoni), la questione sembra essere dilagata. «Giotto è in pericolo», rilancia il professor Giuliano Pisani, uno dei massimi esperti del capolavoro trecentesco, firmatario dell'appello degli intellettuali, nonché presidente della commissione Cultura del Comune (ormai in aperto contrasto con la giunta di centrosinistra). «Non è possibile che basti un po' di pioggia per fare finire sott'acqua il cenobio della Cappella. Cosa succederebbe insomma se si scavasse in profondità per costruire l'Auditorium? attacca . E ora di finirla con la politica delle bugie. Per troppo tempo si è ritardata la costituzione della commissione di tecnici. E se non fosse stato per lo sforzo della mia commissione, nulla si sarebbe mosso». Pisani, tra l'altro, salterà l'incontro di maggioranza sul tema, previsto per oggi. «Sul caso il mio pensiero è noto fino dal 2004 ha spiegato in una lettera ai colleghi di partito . In commissione Cultura si sono evidenziate le priorità di intervento e le gravissime anomalie della situazione attuale: immissione di scarichi fognari nella falda (reato penale!), necessità di rivedere il sistema fognario il sistema fognario per l'inadeguatezza dell'attuale in rapporto all'assorbimento di pioggie appena più intense del normale. Per il resto mi pare che gli studi di gestione, i temi drammaticamente mutati e le prese di posizione ufficiale della fondazione Cariparo (che ha fortemente ridimensionamento il finanziamento all'opera, ridotto da 5o a 35 milioni, ndr) dovrebbero indurre a scelte chiare e inequivoche». L'amministrazione, però, vuole andare avanti. Nonostante tutto. Tanto che ha già messo a punto un «piano B» in funzione del taglio del finanziamento della Fondazione. A giorni il piano finirà sulla scrivania del sindaco Zanonato. Secondo quest'ultima versione l'Auditorium, che si svilupperà soltanto in superficie e non più anche sottoterra, sarà composto da un'unica grande sala con 1.500 posti a sedere (la metà di quelli previsti in origine) e verrà realizzato a ridosso di via Trieste, distante cioè dalle acque del Piovego. Inoltre, all'interno della Casa della musica «formato mini», troveranno spazio bar e negozi, la cui realizzazione e gestione sarà affidata ai privati in project financing. In questo modo, l'investimento da compiere costerebbe molto meno, intorno ai 20 milioni di euro. I «detrattori» dell'opera, però, non accettano nemmeno la versione ridotta dell'Auditorium. Quell'edificio, e il grattacielo in costruzione, restano a loro dire un'ombra sul miracolo di Giotto. Un'ombra capace di rievocare gli spettri del bombardamento del 1944, che sfiorò la Cappella; o del «furto» del 1863, quando qualcuno ipotizzò che gli affreschi del maestro, svenduti, sarebbero potuti finire al Victoria and Albert Museum di Londra.