Per Cesare Annibaldi, presidente della Commissione impresa e cultura di Confindustria, i magri risultati della raccolta di contributi a favore di arte e spettacolo sono da attribuire soprattutto a un problema di comunicazione. «La normativa spiega è ancora poco conosciuta e, soprattutto, la data entro cui effettuare le erogazioni non è diventata una scadenza istituzionale. Va, però, aggiunto che la defiscalizzazione delle liberalità è solo uno degli strumenti che gli imprenditori hanno a disposizione per aiutare l'arte. Non è. quindi, possibile desumere dall'applicazione della nuova normativa quello che è l'effettivo rapporto tra aziende e cultura, che è più stretto di quanto appaia». La congiuntura economica poco favorevole ha avuto il suo peso?v Ritengo di sì. Dei tre canali (sponsorizzazioni, spese di rappresentanza e liberalità) utilizzate dalle imprese per sostenere la cultura, è più facile che in periodi di crisi si riduca lo spazio delle erogazioni liberali piuttosto che quello riservato al marketing. Perché? Le sponsorizzazioni hanno una finalizzazione esplicita: il ritorno per l'azienda, anche se non si tratta di un ritorno economico in senso stretto, è facilmente individuabile. Più di quanto accada con le liberalità. Una campagna informativa efficace potrebbe, dunque, ridare vigore alle erogazioni liberali? Sì, ma occorre lo sforzo di tutti. Se non avverranno fatti esterni significativi, nei prossimi anni avremo risultati migliori. Non bisogna, però, dimenticare che la norma è di difficile applicazione. Alcuni soggetti che beneficiano delle erogazioni spesso dicono, "andiamo avanti come negli anni precedenti. Non rendeteci difficile la vita con il nuovo meccanismo delle erogazioni". Il ministero dei Beni culturali vorrebbe estendere la defiscalizzazione al micro-mecenatismo. Sarebbe un'ottima soluzione: la norma sulle erogazioni liberali sembra fatta apposta per i privati e c'è da chiedersi perché non sia nata proprio per favorire i contributi dei singoli cittadini, per poi essere estesa alle imprese. I Mecenate sono le grandi aziende. Le piccole imprese sono indifferente a questo tipo di interventi? Al contrario. Il fatto è che sono più interessate a iniziative che abbiano una ricaduta immediata sul piano della comunicazione. Per motivi facilmente plausibili, sono meno portate alle liberalità. Anche in questo caso è, però, un problema soprattutto di comunicazione. I privati come gestori di monumenti e musei. Un futuro possibile? Non vedo per quale motivo non si possa. Ci sono istituzioni che hanno valenze storico-culturali così forti che, al di là dei problemi di principio, anche sul piano pratico è difficile che un privato si possa cimentare nella gestione. Ma in Italia esistono centinaia di enti culturali che hanno una vita grama e che avrebbero bisogno di essere rianimate. È chiaro, che il privato interessato a gestirli avrebbe bisogno di qualche aiuto, perché non sono iniziative profittevoli. Gli incentivi attuali per favorire l'incontro tra privati e cultura sono sufficienti? È necessario renderli più efficaci. Basterebbe una rivisitazione della normativa esistente, senza nuovi oneri per lo Stato. E questo è il momento per porvi mano.
Ma il vero nodo resta la comunicazione
La Commissione impresa e cultura di Confindustria ha espresso preoccupazione per i magri risultati della raccolta di contributi a favore di arte e spettacolo. Cesare Annibaldi, presidente della Commissione, attribuisce i risultati a un problema di comunicazione e menziona la normativa che spiega è ancora poco conosciuta. La defiscalizzazione delle liberalità è uno degli strumenti utilizzati dalle imprese per sostenere la cultura, ma non è l'unico. La congiuntura economica poco favorevole ha avuto un impatto sulla riduzione delle erogazioni liberali. Annibaldi suggerisce che una campagna informativa efficace potrebbe ridare vigore alle erogazioni liberali.
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