La destra sfrutta l'assist, Merola gelido: "Avanti comunque" UNA bocciatura senza appello. Il piano della pedonalità della giunta ha trovato ieri un muro davanti a sé: quello eretto da Paola Grifoni, soprintendente ai Beni Architettonici e paesaggistici. Incalzata in commissione comunale dai consiglieri del Pdl, la Grifoni si è detta «terrorizzata dalle pedonalizzazioni», perché la misura già adottata a Firenze «è un disastro». Queste parole hanno portato un inatteso buonumore tra i banchi dell'opposizione, fatto saltare sulla sedia i consiglieri di maggioranza e lasciato di stucco l'assessore all'Urbanistica Patrizia Gabellini, seduta di fianco. «Chiedo rispetto per le parole: il nostro si chiama piano di pedonalità e non di pedonalizzazione - distingue l'assessore -. E' un progetto di riqualificazione articolato, che riguarda anche la pulizia, l'eliminazione dei cattivi odori, la vivibilità della cerchia dei Mille. Magari sarà slabbrato, lacunoso, ma ci stiamo lavorando». Al tentativo di difesa dell'assessore si unisce, dopo poco, il gelido commento del sindaco Virginio Merola: «Ringrazio per il contributo positivo della soprintendenza, ne terremo sicuramente conto per andare comunque avanti con le pedonalizzazioni». E così, quello che negli intenti della soprintendente poteva sembrare un auspicio (non replicare sotto le Due Torri quel che è successo a Firenze, dove lei vive), assume i contorni di una vera e propria crisi di rapporti tra Comune e Soprintendenza. «Io non conosco ancora il piano del Comune - precisa la Grifoni -, ma come soprintendente e come cittadina sono contraria alla musealizzazione dei centri storici: tutto è perfetto, bello, ma poi appena chiudono i negozi si desertifica». Uno scenario che la Grifoni trae direttamente da quanto sta accadendo ora lungo l'Arno: «I turisti sono felici, ma alle sette di sera in piazza ci sono gli spacciatori». Il Pdl quasi non crede alle parole della soprintendente. Lorenzo Tomassini parla di «cortocircuito istituzionale», prova ad intervenire la consigliera del Pd Raffaella Santi Casali ricordando alla Grifoni il ruolo che ricopre e il fatto di trovarsi in una sede istituzionale, dopodichè il clima si surriscalda e tra i consiglieri volano insulti. A questo punto la Grifoni richiede ed ottiene la parola, spiega a tutti che non «può entrare nel merito» del piano e che «se l'amministrazione decide di farlo, io non posso dire nulla». Ma le intemperanze dei consiglieri non si placano e così la signora deve intervenire di nuovo, facendo intendere che potrebbe essere davvero per l'ultima volta. «Mi dispiaccio d'esser venuta qui - conclude infatti -. E non lo farò più, perché non voglio strumentalizzazioni. Ho dato solo giudizi tecnici e non politici».