Le ultime scosse hanno lasciato il segno su un'ala che ospita manoscritti preziosi, intervento dei vigili del fuoco. «Ma non ci sono pericoli per la staticità dell'immobile» Il terremoto ha lasciato il segno anche sulla Capitolare, la storica biblioteca in piazza Duomo, che ospita numerosi e preziosi manoscritti, tra cui il famoso «Indovinello veronese» e le «Istituzioni di Gaio». L'allarme è scattato per alcune crepe, che sono comparse nella parte più elevata, quella che non appoggia sugli edifici vicini. Monsignor Bruno Fasani, prefetto della Capitolare, ieri mattina non ha esitato un attimo ad allertare la squadra dei vigili del fuoco che hanno eseguito una verifica statica sull'edificio che contiene un vero e proprio tesoro librario. La Biblioteca Capitolare di Verona è infatti un'istituzione famosa nel mondo e apprezzata dagli studiosi, tanto da essere definita dal paleografo Elias Avery Lowe «la regina delle collezioni ecclesiastiche». Ha origine, infatti, nel secolo V dopo Cristo come emanazione dello «Scriptorium», l'officina libraria che i sacerdoti della Schola majoris Ecclesiae, cioè i Canonici del Capitolo (da cui l'aggettivo «capitolare») della Cattedrale, facevano funzionare per la composizione di libri su pergamena, cioè pelle di pecora, per l'istruzione e la formazione disciplinare e religiosa dei futuri sacerdoti. A partire dalla fine del secolo IV, sull'esempio di quanto aveva attuato Sant' Agostino nella sua sede di Ippona, in molte diocesi il clero aveva adottato la convivenza comune in casa del vescovo, con regole (canone) di chiara ispirazione monastica. Furono detti canonici coloro che sottostavano a vita comunitaria e capitulum si denominò l'adunanza quotidiana dei medesimi, dedicata alla lettura di un capitolo della regola. E le scosse dei giorni scorsi ha mosso anche le storiche mura che contengono quel capitale. «Come noi invecchiando mettiamo le rughe così, queste mura, ormai troppo vecchie hanno le loro crepe. E tempo di fare un lifting», ha detto il prefetto della Capitolare Fasani, «ma di soldi qui ce ne sono pochi. Certo che il patrimonio è di tutti, anche se tecnicamente la proprietà è del capitolo dei Canonici, 12 come gli apostoli, il senato della curia». H geometra Mario Scozzari, caposquadra dell'intervento ha sottolineato che le crepe non intaccano la struttura e quindi non c'è pericolo di crolli, anche se sarà necessario che il curatore faccia fare qualche approfondimento. «Bisognerebbe fare un intervento di restauro, ce ne rendiamo conto, ma per avere i soldi non posso far altro che rivolgere una preghiera alla provvidenza», dice monsignor Fasa- ni, «so bene anch'io che se vendessimo anche un solo codice potremmo ricavarne tremila euro, ma l'ipotesi non è percorribile. Carlo Magno qui fece studiare suo figlio Pipino e volle istituire il capitolo dei Canonici che aveva il compito di istruire i preti. C'è tutta la storia qui dentro. Ne è testimone il vescovo Raterio, che nonostante numerose difficoltà incontrate nell'ambiente veronese, benefica la Schola e non esita a considerare Verona come l'Atene d'Italia».