Sono lieto della risposta del Soprintendente di Siena. Ma sarei stato ancora più lieto se avessero scritto il Sindaco, l'Arcivescovo e il Rettore dell'Opera Metropolitana. Perché la vera questione che solleva il mio articolo è quella della svendita di un ramo cruciale di un ente secolare ad una società privata con fine di lucro, e con sede a Firenze. Le domande a cui piacerebbe avere una risposta chiara sono, tra le altre, le seguenti. L'Opera è ancora una onlus, o no? Ed è ancora in grado di svolgere i suoi compiti di manutenzione? E quale sarà la sorte dei dipendenti così brutalmente ceduti? E ancora: quali sono esattamente i rapporti dei dirigenti della Metropolitana con Opera Laboratori Fiorentini? Il Prefetto di Siena ha vegliato sull'interesse pubblico? E l'arcivescovo è stato garante della libertà morale e culturale della Metropolitana? Mi pare si tratti di domande davvero importanti per la vita culturale e politica della città, e mi auguro che i cittadini di Siena inducano le loro sonnolenti autorità ad aprire un vero e partecipato dibattito. Ma su tutto questo il dottor Scalini tace, preferendo rimanere al livello del pavimento del Duomo. Nel mio articolo avevo citato quel restauro infelice solo come esempio, per far capire che da qualche anno in qua c'è una concreta tendenza della Metropolitana a svincolarsi dal controllo della Soprintendenza. E per far capire cosa potrebbe succedere al Duomo se la privatizzazione dell'Opera si consolidasse e si espandesse. Il tentativo di Scalini di scaricare le responsabilità su un funzionario mi pare maldestro, oltre che poco coraggioso e molto comodo. È il soprintendente a dover tenere i rapporti con istituzioni come l'Opera del Duomo: e, nel caso, è ancora lui a doverle formalmente censurare. E sarei curioso di sapere se esistono lettere protocollate in cui Scalini contesta al Rettore il restauro del pavimento, o documenti che attestino i suoi provvedimenti in materia. Non so quali siano, tra gli obblighi che gli «incorrono» come scrive lui , quelli che il dottor Scalini avverte come prioritari. Ma se invece di acquistare sculture irrilevanti, invece di esporre in Pinacoteca mediocri armi di collezioni private e invece di prestare alla "Notte Piccante" di Catanzaro la preziosa e delicata Maestà di Ambrogio Lorenzetti egli sapesse tener testa al Rettore dell'Opera della Metropolitana, i cittadini di Siena, e tutti gli italiani, gli sarebbero assai più grati. Tomaso Montanari
Siena - Montanari risponde al soprintendente: "Maldestro tentativo di scaricare responsabilità su un funzionario"
Il Soprintendente di Siena ha risposto al giornalista Tomaso Montanari, ma il giornalista è rimasto insoddisfatto della risposta. Montanari sostiene che la vera questione è la privatizzazione dell'Opera Metropolitana, che ha ceduto un ramo a una società privata con fine di lucro. Ha chiesto chiarimenti sulla situazione, ma il Soprintendente non ha fornito risposte soddisfacenti. Montanari ha anche criticato il Soprintendente per aver evitato di affrontare le domande e per aver cercato di scaricare la responsabilità su un funzionario.
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