In qualità di soprintendente ai Beni Artistici, Storici ed Etnoantropologici di Siena e Grosseto dall'aprile 2010, mi incorre l'obbligo di precisare che i restauri cui il professor Montanari fa riferimento nel suo articolo "Assassinio nella Cattedrale" sono tutti stati cantierati e di fatto conclusi prima del mio avvento. Sono invece responsabile del rallentamento subito dal preventivato intervento sul pulpito dei Pisano, che ho trovato già finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, e che a mio avviso chiede più riflessioni e documentazioni che azioni fisiche. Chi scrive ha infatti autorizzato, coinvolgendo altri istituti, solo una campagna di indagini e una semplice spolveratura dell'opera con rilevamento e fissaggio delle parti in vetro pericolanti (in vero assai poche) e l'individuazione dei resti cromatici presenti. Allo stato attuale delle cose deve ancora essere valutato il da farsi. Per quanto concerne la manutenzione ordinaria del pavimento condivido le preoccupazioni di Montanari tant'è che ho provveduto a suo tempo a rimuovere dall'incarico il funzionario che si occupava del Duomo e a sostituirlo di persona per la sua inerzia, facendomi coadiuvare da altro storico dell'arte. Sto affrontando ora la complessa questione, che non mi par risolta nei modi attuali di gestione, anche se si deve convenire che, al momento, le nostre tecniche non consentono molto di più e che le maestranze non sono certo quelle del Cinquecento, benché qualificate. Non si tratta di rimuovere una lastra tombale come quella del Vescovo Pecci di Donatello, rialzandola, per evitarne l'annichilimento, cosa che Montanari si spera abbia apprezzato, poiché la questione investe l'intera superficie d'un luogo che, oltre alle centinaia di migliaia di visitatori, deve pur sempre accogliere i fedeli nel rito. L'Opera e la Soprintendenza sono aperte ad acute proposte, anziché scandalistiche segnalazioni di problematiche centenarie, cui nessuno sin qui è riuscito a dare soluzione.