Il caso Opificio e Soprintendenza non hanno ricevuto gli esiti promessi e annunciati dall'équipe di scienziati NON arrivano i risultati e non sono nemmeno stati spediti i reperti da analizzare. L'Opificio delle pietre dure e la Soprintendenza aspettano da giorni notizie da Massimo Seracini, l'ingegnere responsabile della ricerca della Battaglia di Anghiari di Leonardo nel Salone dei Cinquecento. Marco Ciatti, facente funzioni di direttore dell'Opificio, una quindicina di giorni fa ha anche spedito una lettera per chiedere il materiale e per sapere cosa è stato scoperto. «Aspettiamo ancora una risposta», spiega. Cosa sta succedendo alla caccia del capolavoro misterioso? Seracini ha detto più volte di non aver potuto lavorare quanto avrebbe voluto. La sua tecnica consiste in un endoscopio che passa attraverso l'affresco di Vasari che coprirebbe il capolavoro leonardiano. I tecnici dell'Opificio delle pietre dure chiamati a sorvegliare sull'operazione, gli hanno imposto i buchi da utilizzare, in corrispondenza di alcune aree dell'opera già danneggiate dal tempo. Di quei sei varchi però solo un paio avrebbero dato la possibilità di fare analisi approfondite. Sono stati fatti prelievi di materiale che si trova nell'intercapedine tra il dipinto vasariano e un muro retrostante. Si tratta di intonaci di vario tipo e realizzati con diversi materiali. L'ingegner Massimo Seracini li ha fatti analizzare presso un laboratorio privato ma aveva annunciato di volerli anche mettere a disposizione dell'Opificio, per altri approfondimenti. Per ora però non ha spedito niente all'istituto di restauro. Anche l'annuncio dei risultati raggiunti sta slittando e i giorni passano. Eppure già nel 2011 in Comune si parlava di scoperte molto importanti, sembrava di essere a un passo dalla soluzione di uno dei grandi misteri della storia dell'arte. Il lavoro nel Salone dei Cinquecento è stato sponsorizzato dal National Geographic. Sull'edizione italiana della rivista ieri è uscito un servizio dedicato all'affascinante ricerca dell'opera perduta di Leonardo. Su tutta l'operazione sono infuriate le polemiche dopo che il capo della sezione restauro pitture murarie dell'Opificio, Cecilia Frosinini, ha rifiutato di partecipare all'impresa denunciando di non aver ricevuto dal gruppo di Seracini una documentazione che spiegasse in modo convincente il perché di quel tipo di lavoro. Dalla parte della restauratrice fiorentina, nel giro di qualche giorno, si sono schierati esperti d'arte di mezzo mondo e anche Italia Nostra, che ha presentato un esposto alla procura di Firenze. I magistrati hanno aperto un'indagine per accertarsi che la caccia alla Battaglia di Anghiari non abbia prodotto danni sulle pitture vasariane del più importante salone di Palazzo Vecchio. I lavori hanno così subito un poderoso rallentato, e comunque si è deciso di non fare più dei sei buchi a quel tempo previsti.