Cinque anni di studio, tra triennio e specializzazione, centinaia di migliaia di euro di tasse, giorni interi spesi tra libri ed esercitazioni di laboratorio, ma dopo la laurea in "Conservazione e restauro delle opere d'arte moderne e contemporanee", rilasciata dall'Accademia di Belle Arti di Napoli, l'amara scoperta: «quel titolo d'istruzione - denunciano gli allievi, che nel frattempo si sono organizzati in rete nazionale col "Coordinamento in difesa dei titoli di studio e professionali dei restauratori" - non dà l'abilitazione alla qualifica di restauratore promessa all'atto dell'iscrizione, come riportato sia dalla guida dello studente che sul sito internet dell'accademia, almeno fino all'8 aprile 2011. Noi chiediamo solo che il nostro titolo di studio venga tutelato». Un corso nato nel 2000, con la formula del 3 2, con test d'ingresso e numero chiuso: 15 studenti all'anno, con una retta che, a seconda della fascia di reddito, poteva variare da 1500 a 2500 euro all'anno. Centinaia di allievi che si sono visti di punto in bianco tagliare fuori dal mondo del lavoro, quando, nel 2008, il Mibac ha bandito il concorso pubblico per il reclutamento dei restauratori, il primo dagli anni '70, ma aprendolo soltanto a chi avesse maturato i requisiti entro il 2006. Le domande, inutile a dirsi, sono piovute a migliaia: 30mila da tutta Italia. Inevitabili le proteste degli esclusi, che sono riusciti ad ottenerne il rinvio per 6 volte, dal 2009 al 2010, ed alla fine, dopo un ricorso al Tar del Lazio nel dicembre del 2009, tuttora aperto, anche la sospensione. A firmare il ricorso, circa 70 allievi dell'accademia napoletana, iscritti dal 2000 al 2008, assistiti dagli avvocati Giovan Battista Iazzeolla e Donato D'Acunto. A giocare a favore degli aspiranti restauratori, inoltre, c'è una sentenza del Tar, emessa nel 2010, che ha ribadito l'obbligo da parte del Mibac di rilasciare il "Provvedimento abilitante alla professione", compreso il periodo 2006-2009, incaricando allo scopo un commissario ad acta. «Da quando abbiamo presentato ricorso nel 2009 - spiegano i ragazzi - l'Icr, l'Opd e l'Icpal, ossia le scuole di alta formazione del Mibac, hanno sospeso i corsi per restauratori, così come le Accademie di Belle Arti di Frosinone e Bologna. Altre, invece, come quella napoletana, hanno continuato a mantenere attivi i corsi e ad iscrivere gli studenti promettendo la qualifica di restauratore. Noi abbiamo inviato decine di istanze di chiarimento a tutti gli organi competenti, ma sono sempre cadute nel vuoto». «La cosa grave - denunciano gli allievi - è che anche dopo la riforma legislativa del 2009, avvenuta con il decreto ministeriale 87, che ha istituito un nuovo corso quinquennale a ciclo unico per formare la figura professionale del restauratore, si è continuato ad iscrivere gli studenti col vecchio sistema del 3 2 ed a promettere una qualifica che in realtà la legge non prevede». Almeno non per il momento, perché la normativa vigente è ancora transitoria ed è stata ritoccata più volte nel corso degli anni, da quando, nel 2004, l'allora ministro Giuliano Urbani cercò di mettere ordine nella materia, disciplinandola col primo codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. Il codice andava a toccare un nervo scoperto del settore, quelle figure professionali di restauratore e collaboratore-restauratore, che in assenza di regole precise erano proliferate esponenzialmente in tutt'Italia. Diverse le modalità di accesso alla qualifica, che sono anche cambiate nell'ultimo decennio, diventando via via sempre più restrittive. Fin dal 2000, comunque, le Accademie di Belle Arti erano autorizzate a rilasciare la qualifica di collaboratore-restauratore a seguito di un corso triennale, ma non quella di restauratore. Il Ministero riconosceva, però, l'esperienza sul campo, cosicché, dopo un po' di anni di pratica si poteva passare alla qualifica più elevata di restauratore. L'Accademia napoletana, ad esempio, ha stipulato, d'accordo con le Soprintendenze, delle convenzioni con Metronapoli, per le stazioni dell'arte, ed il Museo Archeologico, luoghi presso i quali i suoi allievi svolgono regolarmente tirocini di restauro e di manutenzione.
NAPOLI - Belle Arti, spunta laurea fantasma
La laurea in Conservazione e restauro delle opere d'arte moderne e contemporanee dell'Accademia di Belle Arti di Napoli non garantisce la qualifica di restauratore, come denunciano gli allievi. Il corso, nato nel 2000, con formula 3-2, non rilascia il "Provvedimento abilitante alla professione" e non è riconosciuto dal Ministero. Gli studenti, che hanno pagato centinaia di migliaia di euro di tasse, sono stati esclusi dal concorso pubblico per il reclutamento dei restauratori nel 2008. I ragazzi hanno presentato ricorso al Tar del Lazio e hanno ottenuto la sospensione dei corsi.
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