Il vincolo c'è ma non lo vedono Un luogo comune che si cerca di diffondere nel Paese è che la difesa dell'ambiente e del patrimonio storico-artistico sarebbe "una remora", "un impedimento allo sviluppo, al progresso"; che non si deve "imbalsamare la natura e le città invocando vincoli e tutele": argomenti cari, a dire il vero, a tutti coloro che traggono le loro fortune dal saccheggio del Belpaese. A parte il fatto che è ridicolo, come scrive Antonio Cederna, «definire "imbalsamazione" (operazione destinata ai morti) un'attività di tutela che mira a mantenere in vita quel prodigioso e complesso e brulicante organismo vivente che è l'ambiente naturale (e storico)», occorre affermare «che dove l'attività di tutela è condotta in modo rigoroso e insieme dinamico, così da promuovere tangibili effetti economici e sociali, l'area del consenso si allarga e consolida». Non può esistere progresso economico senza una programmazione politica che tenga conto del paesaggio; una pianificazione preventiva e lungimirante che eviti gli enormi costi sociali e umani causati alla collettività dall'inquinamento, dalla degradazione del suolo, dalla saturazione del territorio e dal conseguente abbrutimento della condizione umana e sociale. Non saper progettare in presenza di limiti oggettivi e vincolanti quali le caratteristiche geologiche, morfologiche, paesaggistiche e storico-monumentali di un territorio significa non saper progettare affatto. Un vincolo monumentale tutela l'opera di genio e creatività dell'uomo nella sua interazione con l'ambiente circostante. Violare tali vincoli significa annientare la memoria storica di un luogo. La salvaguardia dell'antico e la creazione del nuovo sono operazioni complementari, due momenti indissolubili dello stesso procedimento. Il nuovo senza memoria storica assumerebbe forme grottesche, posticce, improbabili, come molte delle nostre periferie e città italiane; l'antico senza l'ingegno che viene dal pensare al nuovo diventerebbe un museo d'ombre fuori dal tempo. In ultima analisi, la violazione di un vincolo monumentale ha la stessa potenza distruttiva di quelle orribili e innumerevoli costruzioni abusive che hanno fatto tabula rasa di torrenti, fiumi, profili montuosi e collinari, pianure fertili e morfologia naturale delle coste italiane. Se si dovesse procedere, come pare stia per accadere per i lavori delle preregate della America's cup in via Caracciolo a Napoli, sulla via della violazione sistematica dei vincoli paesaggistici e monumentali si creerebbe un precedente gravissimo tale da vanificare i principi di tutela dell'ambiente, del paesaggio e dei monumenti espressi attraverso leggi dello Stato. Allarmanti, infatti, sono le dichiarazioni, riportate dalla stampa, dei legali del ministero dei Beni culturali, che hanno dato il via libera ai lavori per le preregate della America's cup che vorrebbero tenersi nel mese di aprile del 2012 nell'area di via Caracciolo sottoposta al vincolo di tutela disposto dalla direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania con decreto n. 1712005. I legali del ministero sottolineano che "il vincolo indiretto non può essere letto come un divieto assoluto di modificare lo stato dei luoghi, ma pone solo specifici divieti, che devono essere interpretati con la finalità del vincolo stesso, che è quella di evitare che il lungomare possa trasformarsi in uno stabilimento balneare e di diportisti stagionali, ossia attrezzature temporanee, rimuovibili e precarie, ma destinate a essere ricollocate periodicamente ogni anno". I legali rilevano, inoltre, "che si tratta di opere consistenti in ormeggi, passerelle, pontili e boe del tutto temporanee e interamente rimovibili, ma, soprattutto, non ripetibili, ossia di natura del tutto eccezionale ed una tantum". Ma, leggendo con attenzione il vincolo in questione, si deve riscontrare con facilità un espresso divieto di collocare "attracchi degli aliscafi e relative infrastrutture; ormeggi stagionali, passerelle, pontili, boe fisse e simili in acqua, finalizzati all'ormeggio dei natanti, nonché tavolati, passerelle ed attrezzature da spiaggia al di sopra delle scogliere; piattaforme in cemento armato o in muratura; baracche eo prefabbricati; cartelli e manufatti pubblicitari anche se provvisori". La norma, dunque, non pare consentire limitazioni alla portata del divieto, soprattutto in ragione della funzione espressamente attribuita alla predisposizione di un vincolo. Un vincolo indiretto, come nel caso in questione, secondo l'articolo 45 del codice dei Beni culturali svolge la funzione di "evitare che sia messa in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili", che ne sia persino "danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro". Nel caso delle preregate nell'area di via Caracciolo, dunque, il divieto assoluto sembra sussistere e può "essere letto" in modo diverso o ambiguo soltanto da chi non intende osservarlo. Si aggiunga a tutto questo che nelle dichiarazioni dei legali del Ministero sulle presunte opere temporanee e rimovibili, si fa riferimento all'allungamento della scogliera affermando che "vi è un espresso impegno di rimozione". Ma nel bando di gara e nel progetto esecutivo del Provveditorato alle opere pubbliche, a parte il titolo dei documenti, non sembra esserci un espresso riferimento alla rimozione della scogliera che sarà composta da una quantità eccezionale di enormi massi, provenienti dalle cave della regione e trasportati da un numero di circa cento camion al giorno per quarantacinque giorni, durata prevista dei lavori. Una vera e propria invasione della città con polveri sottili inquinanti che si somma allo scempio delle cave perpetrato in tutta la regione Campania. Il tutto per un costo, calcolato dal Provveditorato alle opere pubbliche, di due milioni di euro. Due milioni di euro di fondi pubblici per due giorni di preregate sembrano un po' troppi per un'opera temporanea e di tali dimensioni. Suscita preoccupazione, inoltre, l'assenza di notizie precise da fonti ufficiali, oltre a quelle della stampa, in merito all'estensione dell'area dei lavori, soprattutto per quanto riguarda le strutture a terra e alla salvaguardia dell'intero complesso monumentale. Si rileva, infine, la mancanza di notizie sul coinvolgimento del Consiglio superiore dei Lavori pubblici che, per qualsiasi intervento da svolgere in un'area delicata come quella in questione, sarebbe auspicabile a garanzia della qualità dei lavori nel totale rispetto dell'ambiente e dei luoghi. Ma l'aspetto più sconcertante è che, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, a dare un parere favorevole sulla compatibilità dei lavori per la Coppa America con il vincolo su via Caracciolo sia stato l'Ufficio legislativo del ministero dei Beni culturali, mentre per autorizzazioni simili la responsabilità amministrativa compete alla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania Questa serie di gravi mancanze mostra ancora una volta che, come si legge nella Convenzione di Aarhus, per poter affermare il diritto alla vita, compreso il diritto di ogni persona di vivere in un ambiente atto ad assicurare la sua salute e il suo benessere, e adempiere all'obbligo di tutelare e migliorare l'ambiente, individualmente o collettivamente, nell'interesse delle generazioni presenti e future, "i cittadini devono avere accesso alle informazioni, essere ammessi a partecipare ai processi decisionali e avere accesso alla giustizia in materia ambientale". Luigi Bergantino Nicola Capone (segretario generale Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia) Antonella Cuccurullo Milena Cuccurullo Mario De Cunzo Anna Fava Isabella Guarini Gerardo Marotta Massimiliano Marotta Gerardo Mazziotti Giuseppe Micciarelli Lisa Miele Tomaso Montanari Antonio Polichetti Raffaele Rusciano Stefano Sarno Salvatore Settis
Fonte non specificata
31 Gennaio 2012
APPELLO - NAPOLI - VIA CARACCIOLO: Il vincolo c'è ma non lo vedono
Artista / Persona
Bene culturale
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