Il colpo di grazia è arrivato a metà di questo mese, quando la sezione seconda quater del Tar Lazio ha depositato la sentenza che boccia la gara per l'affidamento ai privati dei servizi di biglietteria del polo museale romano. Le regole per concedere agli imprenditori la gestione dei biglietti della galleria Borghese, di palazzo Barberini, della galleria nazionale di arte antica, di palazzo Corsini, di galleria Spada, di Castel Sant'Angelo, del museo degli strumenti antichi, di palazzo Venezia, sono dunque da riscrivere. A cadere sotto le censure dei giudici romani sono state, in particolare, due clausole del bando: i parametri adottati per il calcolo della cauzione, che portava a importi troppo onerosi per i partecipanti alla gara, e il vincolo che il vincitore si impegnasse ad assumere i lavoratori già in attività in quelle realtà culturali. Tutto da rifare, dunque. Il problema è che il verdetto del Tar non è che l'ultimo di una lunga serie di interventi dei giudici amministrativi che nell'ultimo anno e mezzo hanno praticamente demolito l'impianto di affidamento dei servizi aggiuntivi (librerie, attività di merchandising, ristoranti, caffè, strutture di accoglienza e accompagnamento, biglietterie) nei musei e nei siti archeologici. Le linee guida per le gare che il ministero dei Beni culturali dopo un faticoso lavoro, buona parte del quale affidato a società di consulenza esterne adeguatamente remunerate aveva messo a punto a maggio 2010 sono, pertanto, da riscrivere. I Tar da quello romano a quello calabrese, passando per i tribunali toscano e pugliese, mentre si attende il pronunciamento di quello campano hanno messo sotto la lente e bocciato diversi aspetti delle 23 gare che il ministero aveva lanciato a giugno 2010, sulla scia delle nuove linee guida. Le crepe, insomma, sono ben più di una, così che non si può non pensare a una scarsa tenuta dell'intero impianto. «È evidente afferma Patrizia Asproni, presidente di Confcultura, l'associazione che raggruppa buona parte dei gestori privati dei servizi aggiuntivi che le nuove gare si sono completamente arenate. Gli errori e le incongruità dei requisiti rendono impossibile la partecipazione delle imprese private. È la prova che la disaggregazione dei bandi, anziché favorire un'apertura al mercato, di fatto lo ha limitato ancora di più». Il riferimento della presidente di Confcultura è alla tecnica dello "spezzatino", che il ministero dei Beni culturali e, in particolare, il suo direttore alla valorizzazione, Mario Resca, ha voluto per le linee guida. Contrariamente a quanto fatto nel recente passato, quando si è cercato di aggregare i servizi di più siti, i nuovi bandi puntano alla parcellizzazione: per uno stesso polo museale c'è una gara per la biglietteria, un'altra per la ristorazione, un'altra ancora per librerie e merchandising. Resca crede che quest'impostazione possa funzionare soprattutto nei grandi siti, introducendo maggiore professionalità e maggiore concorrenza. Le imprese, invece, hanno da subito puntato il dito contro una simile impostazione, perché porta a gestioni antieconomiche. Il braccio di ferro ha preso immediatamente la strada dei Tar, che finora hanno dato ragione ai ricorrenti, mettendo nell'angolo le nuove regole volute dal ministero. E così, al momento sono solo due le gare delle 23 bandite più di un anno e mezzo fa arrivate in porto. Le altre sono finite davanti ai giudici oppure sono ancora in gestazione da parte delle soprintendenze regionali, alle quali è affidato il compito di stazione appaltante. La situazione è, dunque, sempre di più avvitata su se stessa e anche l'avvicendamento in via del Collegio Romano di tre ministri da Bondi a Ornaghi, passando per Galan non ha certo favorito la ricerca di soluzioni. Gli attuali concessionari continuano, pertanto, a gestire i servizi in regime di prorogatio, che, in moltissimi casi, va avanti ormai da anni. Procedura che già nel 2009 era stata stigmatizzata dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici. Bocciature continue Maggio 2010 Il ministero dei Beni culturali mette a punto le nuove regole per le gare che devono affidare ai privati la gestione dei servizi aggiuntivi (librerie, merchandising, ristoranti, caffetterie, servizi di accoglienza e biglietterie) nei musei e nei siti archeologici Giugno 2010 Il ministero mette a gara i servizi aggiuntivi di diversi musei e siti archeologici dove i gestori continuano a operare da tempo in regime di «prorogatio» Settembre 2010 Scadono i termini per la presentazione delle richieste di partecipazione a 23 gare Ottobre 2010 Il Tar del Lazio (sentenza 32717) annulla la gara per la gestione dei servizi di ristorazionie del polo museale romano, perché alcuni requisiti del bando sono eccessivi Gennaio 2011 Il Tar della Calabria, sede di Catanzaro, con l'ordinanza 37 sospende la gara per l'affidamento dei servizi aggiuntivi nei musei di Reggio Calabria, Locri e Vibo Valentia. Il motivo è sempre lo stesso: i requisiti del bando sono irragionevoli Novembre 2011 Il Tar della Puglia, sede di Bari, con l'ordinanza 925 sospende la gara per i servizi aggiuntivi di diversi siti culturali pugliesi. A finire nel mirino dei giudici sono i documenti richiesti ai candidati, ritenuti incongruenti: la lettera di invito non era coerente con il capitolato Dicembre 2011 Il Tar della Toscana, sede di Firenze, con la sentenza 1926 annulla la gara per l'affidamento dei servizi di ristorazione del polo museale fiorentino. Anche in questo caso, come in Puglia, i giudici ravvisano un difetto nei documenti richiesti ai candidati Gennaio 2012 Il Tar del Lazio annulla il bando per affidare i servizi di biglietteria del polo museale romano. Il Tar censura sia i criteri per il calcolo della fidejussione che il vincitore della gara deve versare, sia la clausola che impone l'assunzione dei lavoratori già in attività nei siti oggetto del bando
I Tar bloccano le gare per i servizi nei musei
Il ministero dei Beni culturali ha lanciato a giugno 2010 23 gare per affidare ai privati la gestione dei servizi aggiuntivi (librerie, merchandising, ristoranti, caffetterie, servizi di accoglienza e biglietterie) nei musei e nei siti archeologici. Tuttavia, le nuove regole per le gare sono state bocciate dai Tar di diversi ordini di giurisdizione, tra cui quello romano, calabrese, toscano e pugliese. I giudici hanno messo in discussione diversi aspetti delle gare, tra cui i parametri per il calcolo della cauzione e il vincolo che il vincitore si impegnasse ad assumere i lavoratori già in attività in quelle realtà culturali.
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