Una lunga querelle con l'Etiopia e tante polemiche anche in Italia. Strano destino quello di Oscar Luigi Scalfaro. Verrà ricordato come il capo di Stato italiano che ha risarcito il nemico per i danni causati dal colonialismo fascista. Cosa che gli valse strali e persino invettive. Nella fattispecie l'accusa di aver riportato nella città santa degli ortodossi etiopi l'obelisco di Axum. Una stele alta quasi 24 metri divenuta sacro simbolo dell'identità nazionale etiope. Più che un monumento una reliquia. L'opera che più di tutti incarna il senso di colpa italico, il pentimento storico e il successivo risarcimento alla parte lesa. Era l'aprile del '97. All'epoca presidente della Repubblica, Scalfaro, a conclusione di una visita ad Addis Abeba, promise di portare a compimento un impegno sottoscritto nel lontano 1947 tra il primo governo repubblicano e il negus Haillé Selassié. La restituzione della stele, realizzata tra il I e il IV secolo da artisti egiziani, si rivelò più complessa del previsto. Centocinquanta tonnellate non sono uno scherzo. Per non parlare degli eventuali danni a cui sarebbe stato esposto l'obelisco. Si decise così di barattare la mancata spedizione con la costruzione di un ospedale. E la questione sembrava essere finita lì. Tutto era cominciato quando Mussolini, a conclusione delle guerra d'Africa, nel 1937, fece trasportare e interrare l'obelisco dinanzi alla Fao, al tempo sede del ministero delle Colonie. Avrebbe celebrato così i 15 anni della Marcia su Roma. Da quel giorno la stele è rimasta a Piazza di Porta Capena, davanti al Circo Massimo. La maggior parte dei romani ne sentì parlare, però, solo quando Scalfaro, preso da «smania di restituzione», come scrisse allora qualcuno, annunciò l'intenzione di riportare in Etiopia quel bottino di guerra. La promessa del presidente si rivelò affrettata. Ci vollero 8 anni per prendere la decisione forale. Smontare pezzo a pezzo l'obelisco colpito da un fulmine e caricarlo su un Antonov. Era la primavera del 2005 quando il gigantesco aereo di fabbricazione russa stentò più del dovuto a sollevare le sue ali dalla pista di Pratica di Mare (il troncone più grande pesava 60 tonnellate). Per non parlare dell'atterraggio «cieco», su una pista senza luci. Costo dell'operazione: 5 milioni di dollari. Tutti a carico nostro, ovviamente. Nel frattempo gli etiopi avevano mostrato una certa fretta di riaverlo. Del resto, il consiglio dei ministri italiano il 19 luglio del 2002 aveva deciso. Decisione ratificata da un successivo memorandum bilaterale che chiamò in causa anche l'Unesco. Perché aspettare? Si scatenò un mezzo intrigo internazionale. Il tedesco «Die Welt», temendo un effetto a catena, e pensando agli immensi tesori trafugati dal nazismo, giudicò la decisione del presidente italiano «una follia». Da noi Vittorio Sgarbi lanciò un appello: «Smontarlo equivale a sbriciolarlo, fermatevi!». Vari esponenti di destra si mostrarono contrari alla restituzione per motivi ideologici. Altri proposero di convertire l'impegno in aiuti economici. Anche a sinistra non tutti si sbracciarono per sostenere Scalfaro (ad esempio Rutelli). Tanto più che i tronconi della stele contesa sarebbero rimasti altri 3 anni in un capannone prima di essere ricomposti. Fu allora che l'attuale sindaco di Roma, Alemanno protestò: «Ridateci l'obelisco». Troppo tardi: il simbolo della venerata civiltà auxumita aveva ritrovato le sue antiche radici.
ROMA - Un errore restituire l'obelisco di Axum.
Oscar Luigi Scalfaro, presidente della Repubblica italiana, promise nel 1997 di restituire l'obelisco di Axum, una stele etiope del I e IV secolo, che era stata trasportata in Italia durante la guerra d'Africa. La restituzione si rivelò complessa e costosa, con un costo di 5 milioni di dollari per il trasporto e l'installazione. La decisione fu ratificata dal consiglio dei ministri italiano e dall'Unesco, ma incontrò opposizione internazionale, in particolare da parte della Germania, che temeva un effetto a catena. Alcuni esponenti di destra si opposero alla restituzione per motivi ideologici, mentre altri proposero di convertire l'impegno in aiuti economici.
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