Il sottosegretario ai Beni culturali: 50 i luoghi da tutelare. Inutili nuove norme, basta applicare quelle esistenti Decoro, interviene il ministero Cecchi: «Controlli sulle piazze storiche nei prossimi giorni» Controlli ministeriali su piazza Navona e sull'applicazione delle norme di tutela del sito protetto anche dall'U-nesco come patrimonio dell'umanità. A prometterli è Roberto Cecchi, sottosegretario ai Beni culturali e già Commissario straordinario per le aree archeologiche di Roma e Ostia. Dopo le polemiche dei giorni scorsi sull'eventuale eliminazione dei marciapiedi dalla piazza (che peraltro l'assessore comunale alla Cultura Gasperini ha già smentito del tutto) ora arrivano i controlli del Mibac. «Nuove norme, commissioni? Non servono - commenta Cecchi - basterebbe applicare quelle che ci sono già da anni». Si riferisce al Codice dei beni culturali, nato nel 2004 sulla base delle due leggi del 1939 per la tutela dei beni artistici e del paesaggio. E a un «Regolamento d'uso» per circa 5o piane romane, approvato a inizio solo, che conteneva disposizioni molto precise sullo sfruttamento a fini commerciali e promozionali dei luoghi storici della città, dalla durata delle occupazioni alla qualità degli arredi. «Creare nuove regole oggi significherebbe solo far perdere tempo alla città e al suo centro storico». Sulla vicenda di piazza Navona, sull'eventuale «sparizione» dei marciapiedi da uno dei luoghi simbolo di Roma e dell'Italia, potrebbe intervenire il ministero dei Beni culturali. Il sottosegretario Roberto Cecchi promette per i prossimi giorni verifiche e controlli sullo stato delle piazze storiche della città, a partire da piazza Navona. E il sottosegretario si dichiara comunque contrario a nuove regolamentazioni della questione. E quindi anche alla commissione istituita nei giorni scorsi da un'ordinanza del sindaco Alemanno per definire soluzioni ad hoc: «Non ho ancora studiato a fondo la questione di piazza Navona, di cui si parla in questi giorni. Ma per quanto riguarda le piazze romane ci sono già gli atti normativi adatti - spiega - Innanzitutto il Codice dei Beni culturali, emanato nel 2004 sulla base delle leggi del 1939 in materia, quella sul patrimonio artistico e quella sul paesaggio. Basterebbe, ma c'è anche altro». Come, ricorda Cecchi, il Regolamento d'uso delle aree pubbliche della città, che risale all'inizio del 2o io: «Un protocollo di intesa completo, firmato, oltre che dal Comune, dalle varie Sovrintendenze cittadine e dal ministero». La «diversità» di Roma è già abbastanza tutelata. Sono una cinquantina le piazze da salvaguardare. Faremo rispettare le leggi sul decoro Il documento prendeva atto della «differenza» di Roma rispetto alle altre città italiane, per la continua presenza di manifestazioni commerciali, promozionali e anche politiche. «Disciplinava i criteri generali dell'occupazione dello spazio, la sua durata, la possibilità di sfruttarlo attraverso la pubblicità, fino alla definizione degli arredi e persino del livello di emissioni sonore». Secondo Cecchi, che è stato anche Commissario straordinario per le aree archeologiche di Roma e Ostia, oltre a essere Direttore generale per i Beni storici, artistici ed etno - antropologici del Mibac, il Regolamento riguardava «una cinquantina» di piazze romane, ma avrebbe dovuto essere accompagnato da un tavolo di approfondimento, con gli stessi soggetti, per definire i dettagli e l'applicazione del piano. «In Italia va sempre così. Ci sono leggi, leggine e norme un po' su tutto - commenta - il problema è farle applicare. Si studiano i provvedimenti, ci si lavora tanto e poi magari restano sulla carta. Perchè? Non lo so, ma credo abbia a che fare con l'italianità in genere. Ma Roma e il suo patrimonio artistico non hanno certo bisogno di nuove leggi, sono già abbastanza tutelati. Produrne altre significherebbe impegnare gli uffici comunali su un lavoro inutile, e in definitiva far perdere tempo a Roma e ai suoi cittadini». Per quanto riguarda le norme già esistenti, il sottosegretario conferma che «nei prossimi giorni ci saranno dei controlli, e se sarà necessario, stimoleremo gli uffici competenti a reagire, ad applicare le regole». Da parte sua l'assessore comunale alla Cultura, Dino Gasperini, ha già negato che su piazza Navona ci siano «progetti di rifacimento». Ma sull'intervento ministeriale è un po' perplesso: «Siamo abituati, ovviamente, ad un costante rapporto di collaborazione con i Beni Culturali, ma mi chiedo perché chiamarli in causa su una questione assolutamente priva di fondamento».
ROMA - Piazza Navona, ora i controlli sulle regole
Il sottosegretario ai Beni culturali Roberto Cecchi ha promesso controlli sui luoghi storici di Roma nei prossimi giorni. Il ministero dei Beni culturali ha già applicato le norme esistenti per la tutela del patrimonio artistico e del paesaggio. Il Regolamento d'uso per le aree pubbliche della città, approvato nel 2004, disciplina i criteri generali dell'occupazione dello spazio, la durata, la possibilità di sfruttarlo attraverso la pubblicità, fino alla definizione degli arredi e persino del livello di emissioni sonore. Il Regolamento riguarda una cinquantina di piazze romane, ma avrebbe dovuto essere accompagnato da un tavolo di approfondimento per definire i dettagli e l'applicazione del piano.
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