L'estromissione delle navi da crociera dal cuore di Venezia non è più un tabù e si ragiona di dove realizzare il terminal. Il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa dopo la tragedia del Giglio ha indicato la soluzione di Malamocco. Il confronto, spero, si farà sempre più pressante e le squadre sono già in campo. La più forte indossa le maglie di Malamocco, la più piccola - di cui faccio parte - porta i colori del Lido-Cavallino. Già nel 2004 lo scafo della Mona Lisa finito contro la riva di Palazzo Ducale avrebbe dovuto essere un allarme. Pareva chiaro che il Bacino con le sue preziosissime rive non potesse essere più compatibile con il transito delle mega-navi. La mancanza d'incidenti spense non solo le proteste ma ogni legittimo dubbio e fondato interrogativo. Ora il governo, per voce del ministro dell'Ambiente Corrado Clini - che ben conosce l'ambiente lagunare - ha sancito 1' incompatibilità del passaggio delle mega-navi chiedendone l'allontanamento graduale dai siti «sensibili». Lo stesso si appresta a fare il Comune di Venezia. Dunque, non avevo avuto la vista corta quando una decina d'anni fa proponevo - perché Venezia potesse reggere con assoluta garanzia la corona di regina delle crociere - di localizzare il terminal in prossimità della bocca di Lido. Nel mio progetto «P.eR.La.» l'impatto ambientale era pari a zero (struttura in acciaio interamente prefabbricata e completamente rimovibile) e rapida l'esecuzione: due anni a costi assai contenuti in project financing. La commissione di esperti nominata dal sindaco Massimo Cacciari per studiare le alternative al Mose lo aveva giudicato il più meritevole, ma con estrema disinvoltura era stato archiviato. Ora il tema torna di attualità e il terminal viene spinto a Malamocco - lontano km dal centro di Venezia - anziché situarlo nella più vicina bocca di Lido da dove - turisticamente parlando - non si vede la Piazza ma dai ponti delle navi lo sguardo può abbracciare il Bacino e le cupole della basilica di S. Marco. Giustificare questa scelta con il riutilizzo dei cantieri del Mose dismessi nel 2o14 mi pare francamente insufficiente. Viviamo tempi grami che non privilegiano disegni strategici, ma è evidente che la realizzazione del nuovo Terminal è una rilevantissima scelta urbanistica. Tanto è vero che la legge sulla valutazione di impatto ambientale impone ora preliminarmente una «valutazione strategica» che nasca dal confronto tra diverse soluzioni progettuali. Oggi non è in gioco solo la costruzione di una infrastruttura logistica ma la presenza di Venezia come protagonista sullo scenario economico europeo. Mi auguro che il decisore pubblico locale e nazionale, fissi gli obiettivi, le regole del gioco (e le misure antidoping). Che vinca la squadra migliore.
Grandi navi a Venezia: è il Lido la soluzione migliore per il terminal
Il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa ha indicato Malamocco come possibile luogo per realizzare il terminal delle navi da crociera. La scelta è stata suggerita dopo la tragedia del Giglio e si tratta di una soluzione che è stata proposta anche nel 2004. Il governo e il Comune di Venezia stanno ora sancendo l'incompatibilità del passaggio delle mega-navi dai siti sensibili. Il progetto di localizzare il terminal in prossimità della bocca di Lido era stato proposto anni fa, ma è stato archiviato. Oggi il tema torna di attualità e il terminal viene spinto a Malamocco, lontano dal centro di Venezia.
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