Una grande struttura, che punta a essere un punto di riferimento sul territorio di Roma nord e a ospitare anche incontri internazionali. Ma i residenti parlano di una vera "colata di cemento". Secondo Legambiente si tratterebbe di una manovra della società sportiva volta a ottenere i permessi necessari per la costruzione di una nuova grande sede di sua proprietà su terreni dell'Agro Romano lungo la via Tiberina LA PROTESTA No alla cementificazione di "Casa Calda" DI P. BRUNO Ci troviamo agli estremi di Roma nord, nel quartiere di Labaro, di poco all'esterno del Raccordo Anulare. Qui, da lunedì mattina c'è un continuo via vai di mezzi. Arrivano materiali, paletti, bagni chimici, ruspe. Tutto quello che serve per un cantiere, che, dopo molto tempo, sta per partire. Proprio ieri sono arrivate le transenne nel cosiddetto "Parco di Labaro". Qui, su una superficie di 9 ettari (9.000 m2), adibita a "verde pubblico attrezzato" dal piano regolatore vigente, verrà costruito un nuovissimo centro sportivo polifunzionale. Il centro, progettato dallo Studio dell'architetto Bruno Gnozzi, prevede un palazzetto per la pallavolo da 1.100 o 1.500 posti (le dichiarazioni sono diverse), 3 palestre e sale fitness, 2 piscine, 1 campo da beach volley, 2 aree per ristoro e servizi amministrativi, foresterie per gli atleti in trasferta, strada e parcheggi annessi, per un'estensione totale di circa 5 ettari. Una grande struttura, che punta ad essere un punto di riferimento sul territorio di Roma nord e a ospitare anche incontri internazionali. LA S.S. LAZIO La storia ha inizio nel 2006, quando la giunta Veltroni nomina il vincitore di un bando per la costruzione di un impianto sportivo comunale a Labaro. E' la S.S Lazio Pallavolo, che, secondo gli accordi, dovrà investire nella costruzione del centro, garantita da un fondo appositamente stanziato dall'allora Comune di Roma, per riceverne in cambio una concessione per quarantacinque anni. Il progetto ha attraversato un lungo iter burocratico che, dopo l'esclusione dal procedimento di Valutazione Impatto Ambientale (V.I.A.) da parte del Dipartimento Territorio della Regione Lazio, ha rallentato l'inizio dei lavori, che si ipotizzava potessero chiudersi entro la stagione sportiva 20102011. Ma ora è certo che si farà e la società ha scelto un nome: "Casa Lazio Bob Lovati", in onore del portiere e tecnico della squadra di calcio, recentemente scomparso. Tutti gli enti coinvolti nella valutazione del progetto si sono comunque espressi positivamente o favorevolmente, rimandando a ulteriori accertamenti geologici e archeologici. L'unico parere negativo è stato quello della Direzione Giardini di Roma, dal momento che su una piccola porzione del parco ha sede un deposito della Direzione stessa e che i parcheggi da costruire sono previsti nella stessa zona attualmente adibita ad area giochi. La Lazio e i progettisti calcano la mano sulle opportunità di sviluppo economico che una simile struttura assicurerebbe al quartiere e sull'importanza di offrire ai residenti e non solo un grande centro sportivo, soprattutto per i giovani. Negli atti vi sono riferimenti all'inadeguatezza delle palestre scolastiche della zone e all'opportunità di organizzare centri estivi, che metterebbero in evidenza l'utilità della nuova struttura. I PARTITI Il delegato allo Sport di Roma Capitale, Alessandro Cochi (PdL), sostiene il progetto e ha dichiarato che "i disagi derivanti dall'esecuzione dei lavori saranno ampiamente ripagati dal valore aggiunto rappresentato dalla nuova struttura che sarà aperta a tutti grazie alla applicazione delle tariffe comunali, espressamente prevista dalla delibera istitutiva". Ugualmente, Stefano Erbaggi, assessore ai lavori pubblici del Municipio XX, è "assolutamente favorevole al palazzetto", che sarà "un'ottima struttura". Il Circolo del Pd di Labaro-Prima Porta, con il Pd del Municipio XX, solleva dubbi sulla sostenibilità del progetto a causa della superficie e dell'altezza eccessiva del centro. Ai tempi di Veltroni avevano sostenuto l'iniziativa perché "si inseriva in un quadro di opere decise" (un mercato coperto, un centro civico e casa delle associazioni in Via Monti della Valchetta all'altezza della fontana, il completamento del parco Marta Russo e la realizzazione del cinema 4 sale) "che avrebbero dovuto far uscire il nostro quartiere da una condizione decennale di marginalità trasformandolo in un pezzo di città dotato di servizi pubblici e privati indispensabili". Del tutto contrari, invece, sono gli esponenti della sezione dei Comunisti Italiani di Labaro. I CITTADINI Senza mezzi termini, i residenti parlano di una vera "colata di cemento", della quale, tra l'altro, nessuno era stato messo al corrente. Se ne sono accorti da un giorno all'altro, quando sono cominciati i sopralluoghi sul parco e i primi piccoli interventi. Non l'hanno presa affatto bene e hanno fondato un comitato di protesta per salvare il parco. "Per costruire una struttura dichiarano si vuole privare i cittadini di un polmone verde, un luogo fondamentale di socializzazione nel quale far giocare i bambini, camminare, fare jogging o semplicemente dove fermarsi e incontrare persone per far due chiacchiere, nella solitudine di un grande quartiere". E' infatti previsto l'abbattimento di circa 106 alberi, che sono stati marchiati con vernice rossa, e per cosa? Nella zona vi sono già altri tre circoli sportivi privati, di cui uno a poche decine di metri dal nuovissimo. E si teme l'inquinamento acustico e atmosferico che, durante e dopo i lavori, danneggerebbe la tranquillità e la vivibilità il quartiere. Con queste premesse, nessuno crede al rispetto delle regole previste dall'accordo con la Lazio, come l'impegno a ripiantare circa altri 200 alberi e i vincoli di eco-sostenibilità, e nemmeno alle tante opportunità annunciate. Il pericolo, anzi, potrebbe essere l'inizio di un processo di cementificazione più ampio per edifici di cui non si avverte il bisogno. E' meglio mantenere, attrezzare e valorizzare il verde pubblico, invece di costruirci sopra, anche perché, non lontano, c'è stato un caso analogo: quello di Cesano, dove un palazzetto è stato costruito tra ritardi e ripetuti blocchi del cantiere proprio dalla Lazio Pallacanestro. Si aggiungono anche i sospetti. , di proprietà di Lotito, fin ora sempre bocciata per cubatura eccessi va. Che la "Casa Lazio" di Labaro sia parte di quel lontano progetto, che ora si è scelto di smembrare pur di realizzarlo? I cittadini continuano a monitorare la situazione. Ogni sabato si ritrovano nel parco per pianificare la loro battaglia, che quotidianamente si sviluppa grazie ad una petizione e all'attivissima pagina facebook "Salviamo il Parco di Colli d'Oro", nella quale affermano: "Bisogna far luce sulla questione e questo progetto va fermato con ogni mezzo, per questo ci rivolgiamo pubblicamente al Municipio, al Comune di Roma, ai giornali e alle associazioni ambientaliste, dicendo basta a questa smania di costruire a ogni costo, in un periodo in cui tutti abbiamo capito che la politica del cemento non funziona". di Federico Gennari Santori
www.paesesera.it
27 Gennaio 2012
"Salviamo il Parco di Colli d'Oro" I cittadini contro la SS Lazio
F.
F.g. Santori
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