L' ARCHEOLOGIA di Roma è alla paralisi. La Soprintendenza ai beni archeologici è senza soprintendente dal 10 gennaio, e sembra che la "vacatio" sia destinata a durare fino al 15 febbraio. Gli uffici amministrativi sono in fase di stallo con cinque impiegati. Col risultato di rallentare l' avvio dei contratti e ritardare i pagamenti alle imprese. Il bollino rosso è per la manutenzione ordinaria dei monumenti di Roma, dal Palatino ad Ostia Antica. Che tradotto significa rischio di chiusure al pubblico di aree archeologichee musei. Se fino ad oggi si è ripetuta la litania delle scarse risorse del personale custode, ora si aggiunge la beffa della mancanza di impiegati che facciano funzionare i processi burocratici. E ieri, per evitare un autentico "ammutinamento del Bounty", i seicento dipendenti della Soprintendenza hanno inviato una lettera al ministro Ornaghi per esprimere l' estrema apprensione per la "paralisi delle attività amministrativo-contabili dell' ufficio". Quella di Roma è la Soprintendenza più importante d' Italia - come evidenziano gli archeologi a margine della lettera è un ufficio che ha un giro d' affari tra i 32 e 45 milioni di euro di budget annuali, con un indotto di oltre 1 miliardo di euro, ed è l' ufficio da cui dipendono le più grandi attrattive turistiche della Capitale, se non dell' Italia. Eppure è un' azienda con un consiglio di amministrazione bloccato, perché senza soprintendente. Le richieste sul tavolo sono chiare: "adeguato numero di figure idonee a garantirne la gestione amministrativa", e "una struttura amministrativa competente, rimuovendo i persistenti ostacoli che impediscono un' azione efficace". Dato cruciale, questo, visto che dal 2006 ben sei ispezioni ministeriali avevano già segnalato criticità negli uffici amministrativi. Infine, "accelerare la nomina del Soprintendente, tra gli archeologi di alta professionalità".