SAN VERO MILIS - Una macchina che percepisce ogni movimento anche nelle frazioni del millimetro. Sarà la spia sullo stato di salute e l'indicatore sulle cure da applicare per salvare il monumento spagnolo che rischia la morte. La corsa contro il tempo, nella marina di San Vero Milis, per salvare dal crollo l'antica torre costiera di Scala 'e Sali che dal ciglio di una falesia alta 52 metri domina il tratto di costa che va da Capo Mannu fino a S'Archittu e Santa Caterina di Pittinurri, è cominciata così, ieri mattina, con il coordinamento del direttore della Conservatoria delle coste Alessio Satta e dell'ingegnere Battista Grosso, docente di geoingegneria. La torre è già spezzata in due da una linea di frattura verticale che l'attraversa dalla base fino alla cima: la parte che guarda verso nord sembra sul punto di crollare in mare. Lo stesso rischio corre una grossa fetta della falesia, solcata a sua volta da diverse fratture. Per evitare il peggio, assieme alla Conservatoria delle coste si sono mobilitati anche l'Università di Cagliari, il Comune di San Vero e la Soprintendenza ai monumenti: ieri di primo mattino è partito il progetto di monitoraggio della torre che prelude a un intervento avveniristico e radicale, cioè l'arretramento della torre stessa di qualche decina di metri per restituirle stabilità. II primo passo è stato fatto con la sistemazione di alcuni sensori (misuratori di spostamento) che permetteranno di tenere sotto controllo la crescita delle due linee di frattura, quella della torre e quella della falesia. I responsi saranno al momento tenuti sott'occhi dal Comune. Domani è in programma l'arrivo di una sofisticata attrezzatura che utilizzando un lungo braccio telescopico mobile percorrerà con uno scanner laser tutta la circonferenza della torre per restituirne ogni dettaglio utile all'attuazione del progetto di conservazione. I dati saranno trasferiti a una stazione di rilevamento allestita in piazza D'Armi a Cagliari, nel cuore della Facoltà di Ingegneria. I risultati del monito-raggio indicheranno le modalità operative da adottare per procedere alla ricomposizione del mosaico architettonico. Due le fasi di lavoro. La prima è orientata al consolidamento della torre con il riempimento dei vuoti alla base che ne minano la stabilità. La seconda prevede l'ancoraggio con cavi d'acciaio che ne impediranno il crollo. Se i rilevamenti confermeranno il rischio di cedimento della falesia, tutto questo però non basterà e allora se arriveranno i permessi che la Soprintendenza si è fatta carico di chiedere al ministero dei Beni culturali Conservatoria, Università e Comune sono decisi a procedere con lo spostamento dell'intera torre, che sarà smontata pietra per pietra e ricostruita al sicuro. Saranno necessarie alcune settimane per tracciare un verdetto certo e definitivo che consenta di mettere al sicuro questa vedetta del Seicento sulla costa occidentale dell'Oristanese. Un traguardo immaginato dal 2009, quando la Conservatoria, constatata la precarietà del sito, decise di avviare un progetto di tutela.