Visite sospese, i controlli sono durati tutta la mattina Il sistema d'allarme ha intercettato un «leggerissimo movimento della parete» mentre il terzo turno di turisti completava la visita al refettorio. Terremoto Giuda. I responsabili del Cenacolo hanno ordinato l'evacuazione d'emergenza, tutti fuori, al sicuro, sul piazzale di Santa Maria delle Grazie. La scossa delle 9.06 ha rimbalzato anche sul muro più fragile e prezioso di Milano, patrimonio dell'Unesco e pilastro della storia dell'arte mondiale. Panico. Oltre mezz'ora di stop alle visite. «Ma l'Ultima Cena è salva» rassicura il direttore Giuseppe Napoleone: «Il sisma non ha prodotto lesioni». Che ansia, però. I rilievi dei tecnici hanno occupato l'intera mattinata, indagini sugli intonaci e le increspature delle superfici, verifiche statiche e una serie di approfondimenti sui dati storici, fino al riscontro decisivo fornito dall'impianto «salvavita» che bada al capolavoro di Leonardo Da Vinci e ne coglie ogni impercettibile segno di sofferenza. Nessun contraccolpo, nessun cedimento. L'opera di Leonardo è sottoposta dalla Soprintendenza a un «monitoraggio tecnologico strutturale», fisso e ultrasensibile. Il dispositivo di sicurezza è doppio: un impianto di captatori di movimento affianca un sistema di fili a piombo «collegati» a un laser. Questa cintura di sensori controlla strattoni e sussulti, registra i fenomeni di traslazione e rotazione della parete, legge le risposte ai traumi, verifica l'impatto delle temperature, calcola le vibrazioni prodotte dal metrò sottoterra e dai tram in corso Magenta: «Il muro "respira", si "muove" abitualmente spiega l'architetto Alberto Artioli, soprintendente milanese ai Beni monumentali e paesaggistici . L'importante è che nel corso di una stagione non si verifichino movimenti progressivi». Il 18 gennaio scorso, per dire, gli indicatori avevano riconosciuto uno «slittamento» di 5 millimicron: «Era stata una giornata gelida osserva Artioli . Il Cenacolo aveva reagito così all'escursione termica». La scossa di ieri ha ottenuto lo stesso risultato: una microvibrazione del dipinto; otto secondi di stress. I restauratori della Soprintendenza non hanno notato distacchi di pittura, né polveri rilasciate al suolo. E stato ispezionato il retro della facciata e anche il lato B ha confermato la diagnosi: «Ha resistito alle sollecitazioni, possiamo tirare un sospiro di sollievo». Ogni minaccia, qui, è presa sul serio. Il Cenacolo è già scampato a un disastro e sopravvive da miracolato. I bombardamenti del 1943 sfregiarono la basilica, il convento e il refettorio: risparmiarono soltanto la parete di Leonardo. Un restauro lungo trent'anni, dal 1978 al 1999, ha restituito all'opera i colori che aveva alla fine del Quattrocento: «Ma non resisterebbe a un altro intervento pesante di chirurgia estetica». L'Ultima Cena è stata spolverata il 12 dicembre scorso. Delicatamente. Il dipinto soffre le impurità dell'aria, figurarsi i terremoti.