Non c'è tempo da perdere: «Siamo alla paralisi delle attività amministrative e contabili, a rischio la manutenzione delle strutture tutelate, i servizi ai visitatori e i pagamenti attesi dalle imprese». E questo l'allarme lanciato dai 600 dipendenti della Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma e Ostia Antica, da due settimane in attesa di un nuovo soprintendente, in una lettera inviata al Ministro Lorenzo Ornaghi: «Si faccia quanto possibile per accelerare la nomina di un soprintendente - scrivono - da scegliere fra gli archeologi di più alta professionalità tecnico-scientifica, e per dotare tempestivamente l'Ufficio di un adeguato numero di funzionari amministrativi competenti e capaci». Ma questo appello non si leva soltanto da Roma (dove naturalmente il patrimonio archeologico lo rende più accorato), ma è condiviso «da tutte le sedi della Soprintendenza archeologica di Stato». Non escluse la Puglia e la Basilicata. E certo, di fronte a una tale indifferenza (dovuta senza dubbio alla mancanza di risorse, ma anche a una mentalità gretta che fece dire al passato ministro tremonti: «la cultura non si mangia», non si può più tacere. Lo stato di criticità, si fa notare, «è destinato a penalizzare non solo le strutture tutelate e i visitatori ma anche, in un momento di forte crisi economica, le imprese e i professionisti che lavorano per le Soprintendenza determinando, in prospettiva, ritardi nell'erogazione di servizi all'utenza e possibili, progressive chiusure di aree archeologiche e sedi museali».