Il destino della Garisenda e degli Asinelli, superstiti di 200 esemplari In secondo piano. Minacciate dal traffico, stanno perdendo per i bolognesi il loro valore estetico-simbolico. E un grattacielo ora le supera in altezza Tra il XII e il XIII secolo, la Bologna degli studenti e dei mercanti, dei monaci e dei notai, appariva come una specie di New York medievale: torri, torri e torri dappertutto. C'è chi le stimò addirittura intorno ai duecento esemplari. Un'esagerazione: ma in ogni caso si trattava di una vera e propria foresta, che rappresentava plasticamente legami e faide familiari, fasto e sangue. Poi molti alberi di questa foresta vennero mozzati e l'urbanistica miope del primo Novecento completò l'opera. A una delle «due torri», rimaste oggi con poche altre a simboleggiare quella storia lontana, è dedicato il primo sonetto documentato di Dante, trascritto in uno di quei memoriali notarili in cui i versi a margine scongiuravano le aggiunte fraudolente (un po' come le barre negli assegni). II poeta se la prende coi suoi occhi, perché attratti dalla Garisenda non videro «la magior de la qual se favelli». Una donna? Un'allegoria? La vicina, meno pendente e più alta torre degli Asinelli? Chissà. Comunque, come è noto, l'obliqua, tozza, scura Garisenda gli tornò di nuovo in mente nella Commedia, dove gli servì a dare un'idea del cupo inchinarsi del gigante Anteo, che si preparava a raccogliere lui e Virgilio per depositarli sul fondo dell'inferno: «Qual pare a riguardar la Garisendasotto 'l chinato, quando un nuvol vadasovr'essa sì, che ella incontro penda: tal parve Anteo...». Negli ultimi tempi, assai meno poeticamente, a Bologna si è ricominciato a parlare parecchio delle due torri, cioè dell'emblema che più identifica il capoluogo agli occhi dei turisti. Durante la Seconda guerra mondiale rischiarono di sparire sotto le bombe che rasero al suolo mezza città, mentre oggi un pericolo più subdolo e prosaico sembra venire dal basso: ossia dal traffico che fa tremare il loro fragile, arcuato equilibrio. Poco tempo fa un insigne geofisico, Enzo Boschi, ha dichiarato che ci sarebbe un rischio concreto di crollo e ha invitato a una pedonalizzazione di stampo pisano (pedonalizzazione che la nuova giunta sta tentando di realizzare a piccoli passi in altri spazi). Quel che è certo è che, almeno per i bolognesi, le rosse pietre venerande di Garisenda e Asinelli stanno perdendo di valore estetico-simbolico . Del resto, nei casi in cui il cuore geometrico di un centro non coincide con la Piazza Maggiore della città, cioè col vero luogo di aggregazione di massa, non è raro che diventi un punto di riferimento troppo ovvio e perciò invisibile. Mi è capitato di scrivere una volta che sembra quasi un contrappasso, l'odierna disattenzione degli autoctoni, per il troppo scarso interesse da cui sono state tradizionalmente circondate le altre vette superstiti della New York medievale: la torre Prendiparte e la sua sorellina Guidozagni, l'Azzoguidi e l'Uguzzoni, la confortevole Galluzzi e la leggendaria Scappi, o la torre dei Ramponi truccata con abiti moderni. Può darsi che i fidanzati che un tempo sfidavano il reciproco attaccamento dandosi un rendez-vous in cima ai quasi cento metri e alle centinaia di scalini della torre degli Asinelli, oggi siano più propensi a sfruttare i piccoli locali confortevoli aperti in alcune di queste sorelle minori. O forse, quando in periferia sarà terminata l'avveniristica, velata torre Unipol che si cingerà d'ogni comfort e con sfacciata hybris ruberà dopo 900 anni la scena dello skyline alla Garisenda (126 metri contro 97), ci si darà tutti appuntamento in quella nuova cittadella del nostro medioevo consumistico. Invece, l'unica opera architettonica moderna che abbia onorato citazionisticamente le torri con sobrietà filiale è costituita dagli edifici del Fiera District dell'architetto Kenzo Tange. Ma quegli edifici nacquero nella Bologna del grande Pci, dei restauri conservativi e dell'espansione ragionata fuoriporta. Cioè in una Bologna che sembra lontana quanto quella dei guelfi e dei ghibellini, di Dante e delle faide di Comune.
Bologna. Quelle due torri da onorare nell'ex Manhattan del Medioevo
Le due torri storiche di Bologna, la Garisenda e gli Asinelli, sono in pericolo a causa del traffico e stanno perdendo il loro valore estetico-simbolico. La Garisenda, alta 97 metri, è stata oggetto di un sonetto di Dante e ha ispirato l'immagine del gigante Anteo. Il traffico e le bombe della Seconda guerra mondiale hanno minacciato la loro esistenza, e un geofisico ha dichiarato che ci sarebbe un rischio concreto di crollo. La città sta cercando di pedonalizzare alcuni spazi, ma le torri stanno perdendo il loro valore per i bolognesi. Altri edifici storici di Bologna, come la torre Prendiparte, sono stati trasformati e sono meno conosciuti.
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