L'INTERVISTA » L'ARCHITETTO E IL DEGRADO URBANISTICO Asor Rosa e Settis hanno ragione. Ci sono zone intorno a Pontedera, Empoli e anche lungo la costa, da Grosseto a Follonica, in cui si è costruito troppo «Asor Rosa e Settis hanno ragione. In nome dello sviluppo è stata massacrata una delle più belle regioni del mondo». Anche l'architetto Massimiliano Fuksas, 68 anni, si associa al coro di quanti polemizzano contro il troppo cemento che negli ultimi decenni si è abbattuto sulla Toscana. E mentre incombe il rischio ambientale che potrebbe provocare la nave Concordia al mare della nostra costa, ecco che uno dei massimi architetti italiani, con casa di campagna nelle terre senesi, ripropone il tema del degrado urbanistico della nostra regione. La Toscana più infelix? «C'è solo l'imbarazzo della scelta. Ad esempio le zone intorno a Poggibonsi, a Pontedera, a Empoli. E poi la costa da Grosseto a Follonica». Il nuovo assessore all'urbanistica ha posto l'alt a nuove costruzioni in nome del restauro dell'esistente. «Posizione vecchia ma molto intelligente». Cosa propone? «Di porre l'alt al cemento e di rivedere le brutture realizzate. Bisogna che la classe politica del passato faccia autocritica». E voi tecnici? «Certo, anche noi dobbiamo fare autocritica. Pensi che solo noi architetti siamo 24mila. E non tutti sono educati al bello». Quale è il problema numero uno della Toscana? «La mancanza di un'adeguata rete di infrastrutture. Basti pensare al treno. Da Siena a Lucca è impossibile arrivarci. Io ho una casa a Castelnuovo Berardenga e per arrivarci devo venire prima a Firenze e poi farmi portare in auto. Per non parlare poi della Grosseto-Firenze...». Se fosse Rossi su cosa punterebbe per rilancio della Toscana? «Su quello che di eccellente c'è in questa regione. Dal vino al marmo. Dalla lezioni di architetti come Michelucci, Rossi e Ricci al talento di artigiani e chef come il mio amico Pierangelini». A proposito di architettura, quali sono le sue opere in Toscana? «Negli ultimi anni sono stato interpellato per numerosi progetti riguardanti la Toscana, ma in concreto l'unica opera a cui sto lavorando in questo momento mi è stata commissionata dalle Terme di Montecatini. Si tratta della progettazione di una grande piscina alle Leopoldine». Quale è invece un progetto che non è riuscito a realizzare? «Il palazzo dei congressi di Prato con un quartiere complementare. Purtroppo non se ne è fatto di nulla. Troppi dibattiti, discussioni...». Maledetti toscani. «Eh sì. Abitate in una regione unica al mondo, ma siete troppo litigiosi». Secondo lei perché? «In Toscana prevale una sorta di concezione medioevale, nobiliare, di una terra unica al mondo che sembra quasi soffrire della sua straordinaria bellezza, nel senso che la novità è vista con sospetto. Da qui discussioni, polemiche, e un certo istinto alla conservazione». Un altro progetto da lei firmato e non realizzato è la cittadella viola di Della Valle. «Era un bel progetto. D'altra parte le società di calcio più evolute, basti pensare alla Juventus, insegnano che il futuro del pallone è nella realizzazione di nuovi stadi. Dove il gioco si unisce allo shopping, la ristorazione ai concerti. Una cittadella per le famiglie imperniate sul pallone». Perchè la Cittadella non è decollata? «Una ragione sta in quello che si è detto finora: l'eccessiva litigiosità dei fiorentini e dei toscani. Chi voleva la Cittadella, chi il potenziamento dell'aeroporto, chi era contrario a nuovi volumi. Non c'è stato un comune sentire». Renzi ha proposto un progetto dimezzato nell'area Mercafir: 40 ettari anziché 80. Possono bastare? «Certamente. La Juventus ha costruito uno stadio con il centro commerciale in un territorio meno grande». A Della Valle va bene la Cittadella nell'area Mercafir? «Mi pare che le reazioni della Fiorentina alla proposta di Renzi siano state finora positive». A proposito, cosa ne pensa di Renzi? «Che sia uno molto veloce di testa e rapido nelle decisioni. Mi ha colpito in positivo la pedonalizzazione del centro storico di Firenze. Una decisione straordinaria». Realizzata in pochi mesi mentre i predecessori ne discutevano da anni. E' solo merito del decisionismo di Renzi o ci sono altre ragioni più profonde? «La globalizzazione impone scelte rapide. Oggi la vecchia concezione del partito tradizionale con la litigiosità dei gruppi che si contendono il potere è superata. Basta guardare alla vicenda di Berlusconi. Per quasi vent'anni è stato combattuto da girotondi, giustizialisti, sinistra radicale e via dicendo senza ottenere alcun risultato. Poi è arrivato lo spread e il Cavaliere è stato costretto a dimettersi. Al suo posto è arrivato Monti che in pochi giorni ha fatto la riforma delle pensioni di cui si discuteva da anni». Renzi, Monti e poi? «Ce ne sono, per fortuna, di personaggi che hanno il coraggio di decidere in tempi rapidi. Di rischiare. Due nomi. Il presidente della Repubblica Napolitano: in una settimana ha costretto Berlusconi a dimettersi mentre gli altri, compreso i partiti di sinistra, hanno dato l'impressione che, sotto sotto, gli andasse bene. E poi Veronesi che si è costruito un grande ospedale con piglio manageriale e grande coraggio». Rossi ? «Come Renzi, è un leader in ascesa. In Toscana siete fortunati. Avete due leader che possono far bene anche a livello nazionale». Li vedono in corsa per Palazzo Chigi. Lei che ne dice? «E perché no?»