I carabinieri del nucleo beni culturali sequestrano parte di una villa Smontati gli altari del '600 le ossa delle sepolture raccolte in un sacchetto» Avevano totalmente smembrato l'antica cappella del XVII secolo. Le ossa trovate nell'ossario infilate in un sacchetto della spazzatura, gli altari smurati. Obiettivo? Trasformare in uffici l'antico edificio, pertinenza di una villa di Scandicci Alto. Solo che, secondo i carabinieri di Scandicci che hanno denunciato per danneggiamento il proprietario dell'immobile e i tre operai che hanno trovato al lavoro, per la ristrutturazione non ci sarebbe stato alcun permesso. Il fatto è successo venerdì pomeriggio; per la valutazione del patrimonio artistico contenuto nella cappella sconsacrata i militari della compagnia cittadina, hanno chiamato anche il nucleo Tpc di Firenze, che è intervenuto per la valutazione dei danni operati dai muratori all'interno della chiesa. Sono stati alcuni passanti ad avvertire i carabinieri che all'interno della struttura storica si stavano portando a termine dei lavori imponenti. «Andate a controllare» hanno detto i cittadini ai militari, che si sono mossi immediatamente con un'autopattuglia e sono arrivati sul posto. E sul posto hanno trovato gli operai intenti a smartellare. Nell'antica cappella, nonostante fosse stata sconsacrata, c'erano anche delle tombe; l'antica usanza patrizia infatti prevedeva che nella cappella attigua alle ville gentilizie fossero seppelliti tutti gli appartenenti alla famiglia. E così è stato anche per l'edificio sacro di Scandicci Alto. I carabinieri hanno trovato i resti umani delle sepolture, sistemati in un sacco di plastica, non si sa con quale destinazione. A quel punto hanno bloccato ogni cosa, transennato e posto i sigilli alla struttura. Da Scandicci sono stati chiamati anche i carabinieri del nucleo Tpc che avranno il compito di capire l'entità del danno procurato a un bene notificato alla Soprintendenza. LA CAPPELLINA in questione è una delle strutture storiche padronali più note in città. Dedicata alla Sacra Conversazione e a Sant'Ignazio, secondo gli storici, venne eretta alla metà del Settecento dall'abate Alamanno Ignazio Altoviti su disegno dell'architetto Giulio Mannaioni. Con tre cappelle e canonica annessa, era adorna di reliquie e arredi sacri, fra cui un paliotto d'argento e una tavola di Gesualdo Ferri rappresentante Sant'Aldebrando vescovo di Fossombrone. Oggi gli arredi sono conservati all'Arcivescovado. La facciata presenta un portale con timpano semicircolare e due piccole finestre laterali rettangolari mentre una finestra, della stessa forma ma più grande, si trova sopra l'ingresso stesso. Lo stemma Altoviti, una lupa rampante, è sormontato da una corona di metallo. A sinistra si innalza il campanile in forme settecentesche. Una brutta vicenda, ancora tutta da chiarire per quanto riguarda iter autorizzativo e tutte le pratiche conseguenti. Le indagini dei carabinieri proseguono.