Incendi, crolli e atti vandalici dopo il fallimento del piano di lottizzazione Ora il via a una nuova asta La residenza borbonica «testimone» del tentato stupro rifugio di balordi e disperati PORTICI. La cronaca di ieri riaccende i riflettori sul degrado e l'abbandono di uno dei gioielli più preziosi della storia cittadina. Dopo incendi, saccheggi e atti vandalici Villa d'Elboeuf, residenza nobiliare affacciata sul porto borbonico è sempre più nelle mani di balordi in barba ai vincoli ed ai propositi di salvaguardia. E tutto questo proprio nei giorni in cui viene pubblicato il nuovo avviso di vendita all'asta del palazzo del principe, finito nella massa di un fallimento affidato al Tribunale di Napoli. La villa, infatti, è nelle mani di un amministratore giudiziario dopo il fallimento dell'imponente progetto di restauro che puntava al recupero del fabbricato ed alla realizzazione di una serie di residenze di lusso che non hanno incontrato il favore del mercato, tanto da determinare, appunto, il fallimento dell'impresa. Col tempo si sono moltiplicate le proposte di recupero, i tentativi di salvataggio ma ogni iniziativa concreta è rimasta al palo mentre ad avanzare è rimasto solo il degrado, nella totale assenza degli organismi deputati alla tutela del patrimonio storico del Miglio d'oro. E così è stata solo la cronaca a registrare negli ultimi anni almeno due incendi dolosi all'interno del palazzo, oltre a una serie interminabile di atti vandalici che hanno visto portare via dal palazzo pezzi storici della pavimentazione, porte, infissi ed altre suppellettili finite in chissà quale mercato dell'usato. 'Sono dieci le lettere che abbiamo inviato solo in questi ultimi mesi al ministero dei Beni Culturali, alla Soprintendenza, alle forze dell'ordine - spiega il sindaco, Vincenzo Cuomo - segnalando non solo la situazione di preoccupante degrado in cui versa il palazzo del principe d'Elboeuf, ma anche i pericoli di ordine pubblico legati all'abbandono dell'edificio e alla possibilità per chiunque di entrare e fare i propri comodi. So che la polizia è riuscita anche a rintracciare l'attuale affidatario dell'immobile ma non vedo risultati in termini di tutela e salvaguardia. Siamo di fronte al tipico esempio di inefficienza dello Stato - aggiunge Cuomo - con un'amministrazione centrale che è sempre pronta a puntare il dito contro i ritardi e le inefficienze delle amministrazioni locali piuttosto che cercare le vere responsabilità all'interno dei ministeri. Esistono precisi obblighi stabiliti da leggi dello Stato in materia di tutela dei beni culturali - conclude il sindaco, ricordando anche le difficoltà incontrate per strappare al degrado altre dimore storiche, prima fra tutte Villa Lancellotti - eppure ritardi ed omissioni continuano a passare inosservate con danni irreparabili perla collettività». Dopo l'episodio drammatico registrato ieri il Comune ha preannunciato nuove iniziative di messa in mora per garantire la sicurezza nella zona del Granatello, ma l'impressione comune è che, come il palazzo, anche le proteste e i progetti sono destinati a rimanere nella storia delle grandi incompiute.