Monsignor Manganini: sono aperti 12 cantieri 1 0.000 I bellezze che ogni giorno vengono per ammirare le bellezze del Duomo 5 La Fabbrica del Duomo ed io ci siamo incontrati con alcuni assessori. Ultimamente le cose stanno migliorando. Nel Duomo di Milano si riflettono, come in poche altre cattedrali, gusti, epoche, storia. La Madonnina, che se ne sta lassù a io8 metri e mezzo, ricorda dal 1774 l'imperatrice Maria Teresa d'Austria. La facciata ha subito gli ordini di Napoleone. Fissata alla chiave di volta dell'altare maggiore, c'è una reliquia preziosa: il chiodo della Vera Croce. Una tradizione rammenta che fu ritrovato da Sant'Elena, madre di Costantino. Nel Duomo o dinanzi ad esso si sono soffermati nei secoli personaggi quali Leonardo, Montaigne, Mozart, Leopardi. Mark Twain, che ne rimase folgorato più di Stendhal, scrisse allorché gli dissero che veniva dopo San Pietro: «Non riesco a capire come possa essere secondo a qualsiasi altra ope, ra eseguita dalla mano dell'uomo». E quasi superfluo aggiungere che il Duomo è Milano. E per la città questa montagna di marmo non è soltanto la cattedrale. Abbiamo incontrato monsignor Luigi Manganini, l'arciprete. - La cattedrale è fragile Dopo certe feste, come quelle che seguono eventi sportivi, c'è lo scempio. Quali sono i problemi? «Abbiamo 12 cantieri aperti; il più significativo è alla guglia maggiore, che regge la Madonnina. Il problema più grave? Il degrado strutturale di alcune parti. I fenomeni di erosione, recati da venti, acqua, smog, soprattutto dal tempo infieriscono su questo marmo rosa, che è delicato» Il Duomo allora... «Vivrà, come ha vissuto per secoli. Ma occorre intervenire continuamente. Comunque, saremo pronti per i prossimi appuntamenti. Nel 2013 ci sarà l'anniversario del cosiddetto Editto di Costantino, nel 2015 l'Expo. Non è possibile pensare ad essi senza il simbolo di Milano in ordine». Quante persone entrano ogni giorno? «La stima media è di io mila visitatori e di circa mille fedeli. Durante la settimana ci celebrano 9 messe e la domenica 7. E questo perché nei feriali il Duomo si apre ai pendolari, a coloro che lavorano a Milano e vengono qui anche per ascoltare la lettura della Parola o per ricevere la benedizione o per confessarsi» Ci sono luoghi di venerazione? «Ne ricordo due: il crocifisso di San Carlo e la cosiddetta Madonna del latte. Per quest'ultima, cara a partorienti e puerpere, arrivano anche donne musulmane» La piazza? «Ho ribadito più volte che è quella del Duomo: non è uno spazio religioso ma civico. Però c'è la cattedrale: per questo è necessaria una continua collaborazione con la municipalità. La Fabbrica del Duomo ed io ci siamo ripetutamente incontrati con alcuni assesso ri. Ultimamente le cose stanno migliorando». Cosa intende dire? «Che il Duomo è fragile. Che dopo certe feste, come quelle che seguono eventi sportivi, c'è lo scempio. Le scritte sul marmo della cattedrale non ci sono mai state, sono apparse dopo questi baccanali. La piazza è di tutti, ma il sagrato fa parte del Duomo ed è per gli usi religiosi. Qui, tra l'altro, si proclamano i beati. Si può utilizzare, ma è opportuno farlo dopo aver sentito l'autorità religiosa». E i fondi? «Tocca un punto delicato. Va detto che il Duomo ha una parziale autonomia. Ha qualche bene immobile e gli introiti per la visita alle terrazze. Sono poca cosa. Sino al 2010 una legge dello Stato erogava 5 milioni di euro all'anno e ora questa sovvenzione è sparita. È rimasto soltanto un accordo tra Ragione, Provincia e Comune, detto di Programma, che ha già dato un contributo. E necessario proseguire su questa strada perché lo Stato è totalmente latitante» Ma l'ingresso... «L'ingresso in Duomo è gratuito e questo va considerato un principio sacrosanto. Si paga un biglietto solo per alcune adiacenze, ovvero la salita alle terrazze e l'entrata al battistero paleocristiano (acquistabili anche online). Ai gruppi di turisti metteremo a disposizione tecnologie che, in parte, consentiranno una piccola entrata. Ma occorre ben altro. Una soluzione va trovata anche in un periodo così tragico». Avete consentito che la pubblicità... «Certo, si è dato spazio alla pubblicità. Ricordo di nuovo che sono in corso 12 cantieri. Ma abbiamo permesso soltanto quella rispettosa della dignità del monumento. Si è avuta attenzione e siamo stati di manica stretta. Aggiungo che ha rappresentato una fonte e che la Luigi Manganini, nato a Osnago in provincia di Lecco nel 1935, è arciprete del Duomo di Milano dal 3 marzo 2002 (una delle ultime nomine del cardinal Martini). Dal 1995 al 2011 è stato Vicario Episcopale per l'Evangelizzazione e i Sacramenti. Fabbrica è in tribolazione: ci sono necessità non di ordinaria amministrazione. Alla fine del 2012 dovremo, tra l'altro, riaprire ristrutturato il Museo del Duomo con il Tesoro che ha pezzi unici. Anche qui è in corso una spesa». E la generosità di Milano? «Diciamo che sta trascurando il Duomo. I vecchi milanesi hanno sempre avuto attenzione per la Fabbrica, anche nei testamenti, fonte ormai esaurita. Questa cattedrale è nell'immaginario di tutti, da tutti è amata (anche dagli immigrati che chiedono di celebrare qui le loro liturgie), e forse sta accadendo quel che capita ai lunghi amori: dopo un po' si smarrisce il fervore delle origini». Ma forse l'amore si stanca per poter meglio ritrovare le proprie forze. Perché è vita. Almeno, così accade nelle storie a lieto fine.
MILANO - Milano poco generosa con il nostro Duomo e lo Stato è latitante.
Monsignor Luigi Manganini, arciprete del Duomo di Milano, ha parlato con un giornalista sullo stato del Duomo e della Fabbrica del Duomo. Il Duomo è fragile e subisce danni a causa di eventi sportivi e feste, come le feste che seguono eventi di calcio. Il problema più grave è il degrado strutturale di alcune parti, causato da fenomeni di erosione, venti, acqua e smog. Manganini ha anche parlato della visita al Duomo, che attira circa 10.000 visitatori al giorno, e della necessità di intervenire continuamente per preservare il monumento.
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