Parla Maurizio Seracini che indaga sul mitico affresco. Trovate tracce di colore. Attraverso un'antica crepa, l'endoscopio, spesso quattro millimetri e con in cima una telecamera, trapassa la parete con la Battaglia di Scannagallo di Giorgio Vasari, s'infila nell'intercapedine che la separa da un'altra parete, dove, da 36 anni, Maurizio Seracini ritiene che rimanga qualcosa della mitica Battaglia di Anghiari, dipinta da Leonardo 60 anni prima. Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, sul ponteggio finanziato da National Geographic, oltre agli addetti ai lavori sono finora saliti a quasi dieci metri di altezza solo in quattro, tra cui la soprintendente Cristina Acidini e il sindaco Matteo Renzi. La sonda ingrandisce la parete. «Questa parrebbe una pennellata di color bianco; e queste, scaglie di rosso», spiega l'ingegner Seracini; con altri esperti dell'università di San Diego in California, dove insegna, sta cercando di costruirsi una micro-pinzetta per prelevare dei frammenti, «e appurare se si tratta di polvere di mattone o pigmento; se davvero quel bianco sono pennellate, e di che cosa: sedi uno scialbo, odi altro». Più sotto, la sonda inquadra «delle presenze puntinate, che sembrano quasi ordinate: e se fossero le traccedi uno spolvero, il modo per riportare sul muro un cartone e poi dipingere un affresco?». Appollaiati qui in alto, nel salone di Palazzo Vecchio, il mistero continua. «Finché non sarò riuscito a completare il prelievo dei frammenti di materiale, e a sottoporli alle analisi, non ho certezze», dice Seracini; «per favore, niente azzardi, o sensazionalismo. La sonda è passata per una buca pontaia del Cinquecento; dietro la parete dove lui pensa rimanga qualcosa del mitico affresco leonardesco, «c'è un vuoto, forse un pertugio ignoto: se si riuscisse ad accedervi, si potrebbe anche ispezionare la parete partendo da li». E' presto per qualche deduzione: ora sarebbero avventate. Però qualche certezza c'è già. «Intanto, lo vede, l'affresco di Vasari non è minimamente danneggiato»; di questo lo hanno accusato in 400, anche grossi studiosi, chiedendo che i lavori cessino e innescando un'inchiesta. Ma hanno torto. Seracini intendeva praticare 14 minifori sul dipinto, in punti da lui scelti, che gli avrebbero confermato, oppure smentito, l'esistenza di qualcosa riferibile a Leonardo, dopo l'intercapedine scoperta a suo tempo con indagini radar. L'Opificio delle Pietre dure di Firenze ne ha invece praticati appena sei, e in luoghi che ha determinato: dove, sull'affresco vasariano, c'erano già stuccature o crepe. In luoghi, insomma, del tutto indolori per il dipinto. Di questi sei fori, uno solo è per ora arrivato fino all'altro muro. Quello che mostra tracce forse di pennellate. «Ma è un'occasione unica per ritrovare un affresco mitico, se ne esiste ancora qualcosa, come io credo». Siamo un metro sotto una singolare scritta su un vessillo, dipinta proprio da Vasari: «Chi cerca trova»; vorrà dire qualcosa? Vasari potrebbe aver «salvato» quanto restava di Leonardo? Ma Seracini, per i suoi 400 avversari, quelli dell'appello, Leonardo avrebbe affrescato la parete opposta. «Falso: lo testimoniano parecchi documenti tra cui due del 1505 e del 1549», che poi cita, racconta, descrive. Ma è certo di trovare qualcosa? «Assolutamente certo, no. Però in tutti questi anni di ricerche, non c'è stato un dato, un documento, capace di dimostrarmi che la Battaglia di Anghiari sia andata perduta, o comunque distrutta. E so che questa, con il ponteggio installato, è un'occasione unica, non per me ma per l'Italia e la cultura, di scoprire se è lì rimasto qualcosa dipinto dalla mano di Leonardo». I lavori vanno a rilento. Almeno finché Seracini non avrà potuto prelevare e analizzare altri frammenti di quel muro. Dei suoi collaboratori. ne sono rimasti appena un paio. In extremis ci sarebbe anche un'altra possibilità: l'affresco di Vasari prima o poi andrà restaurato; forse c'è già chi è pronto a pagarne il costo. «In questi casi, per ricollocare in aderenza le aree dove l'intonaco mostra dei distacchi, spesso si devono prima rimuovere». E il muro, con parti di affresco provvisoriamente mancanti, sarebbe foriero di ben altre indagini. Ma questa, per ora, è solo un'eventualità: adesso, Seracini pensa alla maniera con cui completare il prelievo di frammenti di quel muro forse dipinto nel 1503 da Leonardo in competizione con Michelangelo, e con la sua Battaglia di Cascina, rimasta un cartone e ormai perduta. Continua la sua caccia «a un capolavoro di tutta l'arte occidentale, che Cellini e i contemporanei chiamavano la Scuola del mondo»; «in grado non solo di aumentare i tanti milioni di turisti, ma di arricchire tutti noi e tutta la cultura». Spiega che «in cent'anni, pochissimi hanno svolto studi approfonditi su questo mistero»; ricorda che «il cartone di quell'affresco fu esposto al pubblico, e più di un autore ne ha tratto copie parziali: ne esistono almeno 25», una anche di Rubens. Le scoperte sono meno rare che si creda: «L'ultimo manoscritto di Leonardo ritrovato, era cascato a terra, per caso, in un archivio a Madrid». Ma vista l'importanza della vicenda e le polemiche che ha scatenato, non sarebbe il momento di una decisione magari al massimo vertice, del ministero?
FIRENZE Leonardo. Una Battaglia e mille ostacoli.
Maurizio Seracini, un ingegnere e studioso, sta indagando sul mitico affresco della Battaglia di Anghiari, dipinto da Leonardo da Vinci. Ha scoperto un'antica crepa nella parete del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, che gli ha permesso di passare con un'endoscopio e una telecamera all'interno della parete. Lì, ha trovato tracce di colore, che potrebbero essere pennellate di Leonardo. Seracini sta cercando di costruire una micro-pinzetta per prelevare dei frammenti di materiale e analizzarli per determinare se si tratta di polvere di mattone o pigmento. Ha anche trovato presenze puntinate che potrebbero essere tracce di uno spolvero.
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