«Adriano La Regina lo conobbi sul finire degli anni '60, in Molise, quando si occupava di italici. Lue era un funzionario e io non ancora». I ricordi scorrono veloci, mentre Angelo Bottini, milanese di nascita e fino a venerdì sera Soprintendente archeologico della Toscana, si prepara in fretta per venire a Roma, catapultato in quattro e quattr'otto al vertice della Soprintendenza Archeologica più importante del mondo, al posto di La Regina. Professore, con la sua nomina si chiude una vicenda nata da un pasticcio amministrativo che ha suscitato molte polemiche. Lei cosa ne pensa? Sicuramente è una conseguenza imprevista. Si è cercato di ottenere un risultato senza una valutazione completa degli aspetti economici, lo ho l'impressione che l'amministrazione dei Beni Culturali sia stata colta di sorpresa e questo ha determinato la rottura dì un progetto che era diverso. E su tutto ciò non esprimo giudìzi. Di certo si legge un disagio generale. Quando entrerà effettivamente nei suoi nuovi uffici? Conto di essere a Roma dalla metà della prossima settimana. Avrò bisogno di qualche giorno, per chiudere la gestione della Soprintendenza Archeologica della Toscana, i tempi tecnici minimi per predisporre un ordinato passaggio dì consegne. La decisione è stata improvvisa, soltanto il 30 dicembre avevo firmato il rinnovo come Soprintendente archeologico della Toscana per il biennio a venire. Fino a giovedì pomeriggio non avrei mai immaginato di venire a Roma. Questo è un Paese complicato, pieno di sorprese. Qui a Roma lei sarà a capo di una soprintendenza speciale, ha già un'idea di cosa la aspetta? Il mio arrivo non coinciderà con l'operatività immediata. Per questo a chi mi chiede notizie su temi specifici non posso rispondere. Per ora non ho alcun programma se non quello di prendere atto della situazione. Gli uffici riprenderanno il loro funzionamento in pochi giorni, ma la piena consapevolezza di una, realtà nuova si raggiunge dopo un lasso di tempo più lungo. È come un'auto in corsa: si afferra il volante e solo dopo sì decide la direzione da prendere. Ci sono progetti già impostati dal mio predecessore, che motivatamente sì aspetta che vadano avanti. Ma in generale è un momento un po' di emergenza, perché questa sostituzione non era preventivata. Non la preoccupa un po' prendere il posto di un personaggio come Adriano La Regina, che ha segnato così profondamente la storia di questa città con le sue inflessibili battaglie per la tutela? E innegabilmente una sfida molto alta per chi lo succede. Ma è una sfida che stimola a non far perdere all'archeologia la centralità che Adriano La Regna ha saputo conferire a Roma. Non posso però nascondere il senso di soddisfazione che si prova con un riconoscimento di questo genere, a cui si aggiunge la preoccupazione e la consapevolezza di inserirsi in una situazione che il collega stava conducendo in una certa direzione e che si è interrotta. È chiaro che per un certo periodo di tempo Adriano La Regina costituirà un costante elemento di raffronto, ma spero nell'appoggio di tutti, amministrazione, funzionari e tecnici, che sono il fulcro delle nostre strutture. L'importante poi è tenere alto il livello delle cose che si fanno. A Roma il grande tema è l'integrità del patrimonio archeologico, inevitabilmente intrecciato con la forma e lo sviluppo di una città viva. Lei come si pone di fronte a una questione così complessa? Anche se in piccolo, la loggia di Isozaki a Firenze, doveva essere il segno della modernità, interrotto per la presenza di reperti nel sottosuolo...