Il Pallio, regalato ai genovesi dallimperatore di Bisanzio, necessita di restauri. E nata una proposta: ognuno adotti un centimetro quadro Cinque euro da parte di ogni genovese - per restaurare un centimetro quadrato di un prezioso monumento storico che altrimenti andrebbe perso - non sono tanti, nemmeno in tempi di crisi e nemmeno se si considera che lopera, globalmente, è fatta da quattromila centimetri quadrati. Si tratta del Pallio bizantino di San Lorenzo, donato dallimperatore di Bisanzio ai genovesi nel 1261, un capolavoro realizzato a sei spolette, o meglio sei fili colorati, con abbondanza di oro e argento, di dimensioni maestose, quasi quattro metri per oltre un metro, realizzato da quello che si poteva definire allora il migliore laboratorio tessile del bacino mediterraneo, per raccontare la storia del martirio dei santi Lorenzo, Ippolito, e Sisto, ma soprattutto segnale di riconoscenza dellimperatore verso la città di Genova, infatti da quel momento saranno concessi grandi privilegi commerciali, e i genovesi diventeranno «esclusivisti» per le rotte dOriente: «E uno dei momenti significativi della nostra città, linizio della via del volo del Grifo, un periodo straordinariamente florido economicamente e culturalmente - sottolinea Adelmo Taddei, conservatore del museo di SantAgostino - ricordiamoci che idee e merci viaggiano sempre insieme». Lo scorso Natale il Pallio - che dopo esser stato esposto prima in duomo, poi presso i Padri del Comune, in Palazzo Bianco infine nel museo di santAgostino - ha compiuto 750 anni, un bel traguardo, anche se questopera straordinaria, presenta gravi problemi di degrado, e necessita di un profondo intervento di restauro che ne impedisca il totale degrado: «E unopera estremamente fragile e delicata, soggetta al rischio di polverizzazione del suo tessuto, perché la seta si sta depolimerizzando - spiega Taddei - lunica alternativa sarebbe quella di metterla sotto azoto, per bloccare il processo innescato dalla presenza di ossigeno, solo che questo ne impedirebbe la fruizione». Attualmente il Pallio si trova a Firenze, nellOpificio delle Pietre Dure, sotto gli occhi dei più esperti specialisti in fatto di restauro, dove si stanno facendo analisi dettagliate per individuare, attraverso sofisticate tecnologie, le problematiche del tessuto, per stabilire la strategia di recupero, e anche di futura fruizione pubblica. Una strada che durerà un paio di anni, che sarà seguita dal direttore tecnico coordinatore del settore tessili, Susanna Conti, con una spesa prevista dai due ai trecentomila euro, non pochi in tempi di crisi, ma indispensabili per permettere che un pezzo importante del passato di Genova non vada perso: «Ho pensato a un progetto di finanziamento da parte dei cittadini, che porterebbe a un atto di possesso collettivo di chi contribuirebbe con la cifra di 5 euro - aggiunge Taddei - adottando, per così dire, un centimetro dellopera, un po come come si faceva nellOttocento, quando si ricorreva alla generosità dei cittadini per elevare un monumento a questo o quel riconosciuto eroe risorgimentale». Insomma anche un modo per contribuire a salvare e ricostruire un «monumento» della storia di Genova, elemento utile per lidentità di tutti i cittadini. Intanto fino al 18 febbraio il Museo di SantAgostino ospiterà una mostra didattica dedicata al Pallio, realizzata in collaborazione con il Comune e il Lions Club Genova SantAgata-Alta Val Bisagno e la supervisione della Soprintendenza ligure, I versamenti potranno esser fatti nei musei genovesi (tra un paio di settimane lannuncio ufficiale con i dettagli operativi), e chi avrà adottato lopera, in una pagina dedicata al Pallio nella rete, potrà anche vedere scritto il proprio nome, cliccando sulla superficie, che sarà, si spera, restaurata.